Breaking Bad, recensione negativa

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Niente, ieri ho deciso di smettere di guardare Breaking Bad e su internet non si trova una recensione negativa manco a pagarla… sembrano (sono) tutti pazzi per questa serie “praticamente perfetta sotto ogni aspetto” (come direbbe Mary Poppins)… Ok, d’accordo, forse non ho capito un cazzo io, ma provo a sintetizzare qua sotto le ragioni per cui BrBa non mi ha entusiasmato affatto.

[nb: la mia critica si applica fino alla fine della terza stagione (chiaramente in lingua inglese), poi ho mollato]

BrBa è senz’altro una serie che in un modo o nell’altro colpisce lo spettatore, tanto il patito di serie TV, quanto il neofita: non per il sangue gratuito (vedi Dexter) o per le scene di nudo spinto (vedi Games of Thrones), ma per l’aria che si respira. Un’aria di novità che fin dalle prime inquadrature lascia spaesato l’abituale spettatore, che continua a non sapere se spegnere lo schermo borbottando uno stizzito “Ma che merda è?!?”, oppure se continuare ad andare avanti nell’ottica del “Vediamo che succede”. E le cause di tale disagio sono evidentissime: la regia, altamente cinematografica, e la recitazione magistrale di Bryan Cranston annunciano che sarà una serie diversa dal solito, lo urlano fin dalle prime inquadrature. Ma perché dico “disagio” allora? Lo dico perché tutti (anche i fanatici di BrBa) hanno dovuto mandare giù a fatica le prime puntate e di fronte ai dubbi che sollevavo erano soliti rispondere con un rapido “Va avanti, concedigli tempo e vedrai”. Normalmente avrei sfanculato immediatamente una serie alla quale “concedere tempo” ma il consiglio mi veniva da più fonti, tant’è che mi convinsi di continuare. In più, nella mia testa prendeva forma l’idea che il motivo per cui questa serie molto cinematografica tendesse a rallentare terribilmente il succedersi degli avvenimenti fosse dovuto al fatto che a differenza di un film, che in due ore e mezza deve iniziare e finire, qui ci fosse “il tempo di prendere tempo”, di godersi il viaggio, senza dover andare subito al punto, alla meta. Ok, questo mi sta bene. È una scelta azzardata, ma se riesci a tenere alta la mia curiosità ben venga. Pollici su. È come se fosse uno studente con grandi doti, oppure uno sportivo con molto talento: diamogli tempo e fiducia, e saprà ricompensarci.
Lasciatemi ora un momento per aprire e chiudere una parentesi sulla regia che, anche se sbandierata ovunque, resta il punto di forza di questa serie: una regia raramente banale, che continua a convincere lo spettatore di essere al cinema a guardare un lungo film, forse un po’ lento, ma girato benissimo.
Poi c’è lui, Bryan Cranston, che come centro dell’inquadratura non perde un colpo: pochi cazzi, il professor White non è solo il cuore di BrBa, ma ne impersona anche il cervello, i polmoni (soprattutto), la struttura scheletrica, l’apparato muscolare…l’intero organismo. Togli Walter Fucking White e crolla tutto.
E fin qui siamo tutti d’accordo, non si discute. Ma allora dov’è il problema?
Il problema è che quando fai delle promesse, anche tacite, poi le devi mantenere. E se le tue promesse sono del tipo “a lunga scadenza”, della serie “Zitto e goditi il viaggio, che ci sono un sacco di cose da vedere prima della meta”, poi non mi puoi far fare one thousand miles di strada sterrata in mezzo ad una campagna tutta uguale. Un po’ va bene, ma poi mi rompo il cazzo (vediamo chi non coglie l’ironia): non è cattiveria, è proprio noia. Bella la campagna del New Mexico, per carità, ma dopo un po’ rompe il cazzo. Realistici i 3 minuti a puntata in cui Walter tossisce e sputa sangue, per rendere l’idea del dolore e della sofferenza, ma dopo un po’ anche loro rompono il cazzo. Ho sentito tossire più volte Walter White che mio nonno, che è morto davvero di cancro ai polmoni (si alzava dal letto solo per fumare, lui).
Questa, per quanto mi riguarda, è la prima critica: una serie talmente noiosa che se non fosse per la qualità della regia e la bravura del protagonista non sarebbe durata manco 3 puntate. Invece quelle due caratteristiche tengono su tutta la baracca… e va bene, ci sto. Un po’ interdetto, ma continuo a guardare puntata dopo puntata le disavventure del professor White.
Prima di scendere nel dettaglio (ho la spia rossa che mi segnala che sto per accollarmi, fate attenzione!) solo un appunto sul resto del cast: bravo il figlio, ma (fortunatamente) marginale, eccellente la moglie, anche se un po’ troppo gelida… ma per il resto il nulla cosmico. Il cognato è una macchietta, il tipico americano del sud pieno di sé che tutti disegnerebbero così: è come se avessero inserito un italiano coi baffi, che parlasse solo di pastasciutta, e con un’immotivata passione per l’Opera… MA CHE DAVVERO?!? e questa è solo la punta dell’iceberg degli innumerevoli cliché di cui questa serie è farcita e che, ahimé, me l’hanno fatta detestare. La moglie di questo signore (la sorella di Skyler) è migliore, ma non incide sulla storia… e infine l’avvocato, Saul, sul quale stendo un velo pietoso. Un’altra macchietta da fumetto, più che da cinema: messo lì per far ridere, troppo sputtanato come personaggio “senza scrupoli” e troppo caricaturale per essere di sostegno alla credibilità della narrazione (e dico questo proprio perché la maggior parte dei fanatici di BrBa nominano “La credibilità” come il primo di una lunga serie di pregi). Non mi dava così fastidio un personaggio gratuitamente comico dai tempi di Gimli, nell’adattamento cinematografico (per il resto eccellente) de Il Signore degli Anelli.
E parlando di cliché e macchiette come posso non soffermarmi sulla sequela interminabile di “Yoo bitch!” che pronuncia Pinkman?!? Come ogni buon fattone che si rispetti, no?!? Boh, forse… io però ne ricordo un altro di fattone che si esprimeva più o meno così, ma devo tornare con la memoria a Jason “Jay” Mewes, di Clerks: quello, però, era un clerkspersonaggio pensato APPOSTA come macchietta, marginalissimo ai fini del racconto e chiaramente ironico.
E ora che succede? Digerito questo, direte voi, il più è fatto: la serie dovrebbe apparirmi un capolavoro. E invece, per riprendere la metafora di prima, mi da sempre più l’impressione di essere uno studente con del cervello ma che passi tutte le sere a “discutere” di calcio (virgolette d’obbligo), o di un atleta da campionato che manchi puntualmente gli allenamenti per giocare ai videogames… Perché?!? Questa è la domanda che mi ha perseguitato per tutte le puntate che ho guardato di BrBa: “Perché?!?”
Gli sceneggiatori continuano a commettere scivoloni senza alcuna giustificazione, che prendono a mazzate la storia ottenendo forzature che lo spettatore manda giù controvoglia (o almeno dovrebbe).
Ma scendiamo un po’ più nel dettaglio, così capite a cosa mi sto riferendo:

!!! SPOILER ALERT !!!

1) Pinkman, pistola alla mano, entra in casa dei due tossicodipendenti (che, ricordiamolo, hanno appena ammazzato un cassiere per derubarlo) minacciandoli di restituirgli la roba, e quelli ad un certo punto riescono a disarmarlo. Appena vista ‘sta scena ho pensato: “Vedi che bello? Mo ammazzano il co-protagonista e sprofondano Walter in un abisso sempre più nero”… e invece che succede? Che la tossica schiaccia la testa del marito sotto un bancomat, uccidendolo a sangue freddo e quando niente le impedirebbe di sparare a Pinkman, decide invece di non farlo… ma perché?!? E guai a chi mi dice “Perché si dovevano far aiutare ad aprire il bancomat”… quella è la giustificazione INSENSATA che hanno pensato gli sceneggiatori: voi potete accettarla passivamente, come accettereste qualsiasi cosa priva di importanza, o riflettere se avesse senso o meno. E non ce l’ha. Per nessuna ragione. Oppure trovate una giustificazione nel fatto che fosse “strafatta”?!? Quindi siete quel tipo di persone che pensano che se ti prendi un acido poi devi per forza provare a buttarti giù da un palazzo per vedere se davvero sei in grado di volare…
2) Pinkman viene nuovamente accolto a casa dei genitori e si prende la colpa dello spinello del fratellino, pupillo della famiglia (i due fratelli avevano avuto anche un bel dialogo sul rapporto genitori-figli). E poi che succede? Succede che giustamente viene cacciato di casa, per l’ultima volta, e che prima di andarsene getti via lo spinello al fratello, che gli aveva chiesto gentilmente di restituirglielo. Ma perché?!? ripeto: PERCHE’?!? Lui è un produttore di metanfetamine, vive da sempre a contatto coi tossici, e dovrebbe conoscere perfettamente la differenza tra la marijuana e le droghe pesanti… dovrebbe farsi burle di chi pensi che “Si comincia coi cannoni, e poi si passa all’eroina”… e invece la sceneggiatura strizza l’occhio agli americani moralisti e repressi: il protagonista è un Bad-Boy di prim’ordine, che produce metanfetamine e non si fa problemi a girare armato (d’altronde siamo negli U.S.A.), ma che si rifiuta di restituire al fratellino (primo della scuola sia per quanto riguarda i meriti accademici che nello sport) il suo innocuo spinello. Un comportamento che mi aspetto da mia madre, che non ha mai fumato uno cannone in vita sua, piuttosto che dal braccio destro di un produttore di metanfetaime. Senza parole.
3) Vogliamo parlare della conclusione della seconda serie? La più grande presa per il culo della storia delle serie TV ai danni degli spettatori? Una stagione di promesse finite in burla: come se, e scusate se ci torno ancora una volta, dopo un viaggio di 1000 miglia in aperta campagna il papà avesse annunciato “Ecco, siamo arrivati” e i figli, scesi entusiasti dalla macchina, avessero trovato ad aspettarli non Disneyland, ma un bar sfigato in mezzo alla strada: “Dai scherzavo, non ci andiamo mica a Disneyland”. Ma che scherzo è, Cristo santo?
4) Dialogo tra Walt e Pinkman all’ospedale, dopo che il ragazzo è stato appena picchiato da Hank. Rendiamoci conto di quanto duri quel dialogo (troppo lungo e troppo melodrammatico, troppo carico) e soprattutto di cosa si urlino addosso i due protagonisti, in un ospedale… come se nessuno li sentisse sbraitare nel pieno silenzio della notte… e manco un’infermiera che entrasse a dire “Oh, zitti un po’, che la gente dorme a quest’ora!”
5) La puntata della mosca. Interamente. Un’ora rubata alla mia vita… ma ho motivo di sospettare che questa sia una puntata memorabile per i fanatici di questa serie TV. Una delle massime vette di intrattenimento cinematografico e una delle più riuscite descrizioni del mutamento del carattere del protagonista. Di nuovo, “Perché?!?
Ok, mi fermo. Non ho intenzione di continuare ad elencare gli altri scivoloni, ma un’ultima cosa la devo assolutamente scrivere o rischio di non dormire stanotte, colpevole di non aver confessato tutto.
Se la domanda che più di tutte mi ha accompagnato durante la visione di BrBa è stata un deluso “Perché?!?”, l’espressione che più di tutte mi ha perseguitato è stata un amareggiato “Non ci credo che l’hanno fatto…” A cosa mi riferisco? All’utilizzo copioso dei cliché, la morte del cinema.
6) Come detto sopra, i personaggi secondari sono tutte macchiette da fumetto, esagerati, caricaturali, poco credibili (e mentre la cosa non mi dispiace affatto in una serie ironica come Scrubs, o Boris, qua è completamente fuori luogo, data la pretesa di credibilità e lo sventolato iperrealismo).
7) Pinkman si è appena trasferito nella casa con la bonazza mora, ex tossicodipendente, e la puntata precedente si chiude con un annunciato rapporto sessuale. Infatti nella puntata successiva la telecamera parte dalla sala e, inquadrando i vestiti tutti sparsi lungo il pavimento, si muove verso la camera dove troviamo i due attori a letto. Questo è un cliché, mannaggia i santi: un fastidiosissimo cliché. Senza contare che lei indossa ancora il reggiseno (e vabbé, passi: è una serie da prima serata) e che poi, quando si riveste, lo fa rimanendo in piedi accanto al letto: come cazzo fa a rivestirsi se mi hai appena fatto vedere che i suoi vestiti sono sparsi fino in sala? (e qui apro e chiudo sugli errori di sceneggiatura, che ok… ci stanno: mi fanno incazzare, ma può succedere).
8) Inizio terza stagione: i sicari gemellini, inamidati e pacchiani, non dicono una parola e continuano a comportarsi come ogni bambino si immaginerebbe un sicario messicano. Non contenti della loro drammaticità fanno esplodere un camion e, sorpresa sorpresa, l’inquadratura li riprende allontanarsi impassibili, con l’esplosione alle loro spalle. Non si vedeva da “Fuga da Los Angeles” credo. Che tristezza.

Ok, credo di avere finito.

Aspetto qua sotto, nei commenti, chiunque avesse voglia di spiegarmi dove ho sbagliato.

ps: ecco l’unico significato che per me continua ad avere la parola “BrBa”:
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=QRl-LiF1VsU#t=51s?rel=0&w=420&h=315]