Esercizio di Tolleranza

i455875

Ieri ho avuto una strana discussione con la donna che amo, con la quale convivo: è venuto fuori che di fronte ai suoi problemi quotidiani (lavorativi e non solo) io finisca spesso per “dare ragione” all’individuo che lei mi presenta come l’autore del contrasto nato fra di loro. Lì per lì ho accusato il colpo, iniziando a pensare che forse io non dia sufficiente importanza a questioni che invece per la mia compagna sono più che problematiche. Poi però, quando le ho chiesto di farmi degli esempi concreti, pronto a scusarmi, ho cercato di capire come avrei reagito io a situazioni invertite, ed ho notato che quasi nessuno di quei casi sarebbe stato per me un problema tale da rovinarmi la giornata o anche solamente in grado di irritarmi.

Ho cercato così di spiegarle il motivo del mio atteggiamento da bastian contrario (quel famoso “dare ragione agli altri”): immaginiamo una scala della tranquillità che vada da 1 a 10, dove 1 significa che la persona è agitatissima e 10 sta per la pace zen. Ora, se in una coppia uno dei due partner è “tranquillo 2” la coppia ne risentirà sicuramente dato che, per quanto possa essere sereno il compagno (anche ammesso che sia “tranquillo 10“), la brutale media matematica ci dice che la tranquillità di coppia si aggira intorno al valore 6 (tale media non è altro che un grossolano tentativo di definire la regola empirica secondo la quale se un membro di una coppia sta male, anche il partner finirà per stare peggio di quanto in realtà starebbe se fosse single).
Ammesso ciò, cosa può fare il partner più tranquillo per cercare di innalzare il livello di tranquillità di coppia? Visto che è molto difficile migliorare la propria situazione (la scala della tranquillità si ferma al 10!) non si può fare altro che cercare di innalzare il livello di tranquillità del partner angosciato, provando a mostrare che molte delle dispute che quello ha vissuto in maniera così personale, così negativa, non siano poi così importanti (i famosi “Ma che te ne frega?!?”) o che, diversamente, esista la possibilità che sia stato proprio il partner ad aver avuto torto in alcuni episodi (l’altrettanto famoso “Dare ragione agli altri”).

Senza scendere nei particolari dei singoli episodi, qual è il punto?

Il punto è che se una persona tranquilla-10 riuscisse (dialogando) a far passare il proprio compagno da un livello di tranquillità pari a 2 ad un livello di tranquillità pari a 6 (cioè nient’altro che la sufficienza!) si otterrebbe una tranquillità di coppia pari a 8!! Certo, si può sempre provare ad innalzare il livello di tranquillità del proprio partner con una sessione di attività fisica sotto le lenzula ma poi, i giorni seguenti, la questione non risolta riciccerà fuori immancabilmente, costringendo i due partner a fare l’amore non perché fare l’amore è bello, ma perché è l’unico modo per andare a dormire sereni… cosa che non trovo affatto positiva, tra l’altro: il sesso sicuramente ci distrae dai problemi, ma è il dialogo l’unico strumento efficace per (tentare di) risolverli in maniera duratura. O, almeno, così la vedo io.

E le buone notizie non sono finite qui! Incidentalmente, infatti, ho notato che il procedimento che seguo quando (fastidiosamente) “do ragione agli altri” è esattamente quello di provare a dar loro ragione! Mi spiego meglio: quando c’è una situazione di conflitto che mi riguarda, e che non mi veda palesemente dalla parte del torto (o della ragione), quello che solitamente provo a fare è di assumere come ragionevole la posizione del mio interlocutore e di provare ad andare indietro nella ricostruzione delle motivazioni che l’hanno portato a comportarsi in un certo modo nei miei confronti. Diversità di cultura, di condizione sociale, di educazione, di genere, di età, di salute… sono tutte “variabili” da tenere in considerazione quando cerchiamo di razionalizzare i motivi che hanno portato due persone a discutere/litigare/ammazzarsi.

Ed è a questo punto che sono arrivato ad una felice conclusione, sulla quale non mi ero mai soffermato: credo cioè che “essere tolleranti” significhi proprio applicare costantemente la strategia di cercare di dar ragione agli altri!

È chiaro che poi non sempre si riesca a mettersi nei panni del proprio interlocutore (“Come faccio a dare ragione ad un individuo spietato e sanguinario, colpevole di crimini efferati?!?), ma fortunatamente quei casi sono rari: molto più spesso capiterà di analizzare una vicenda in cui c’erano realmente dei buoni motivi da entrambe le parti per sostenere le proprie posizioni… Quel che può succedere, alla fine della storia, è che spesso si arriverà a valutare la nascita di un conflitto non sulla base dell’altrui stronzaggine, ma più serenamente sulla base dell’altrui diversità, il che renderà immediatamente più digeribile l’amaro boccone, e forse meno lontana una concreta (e forse pacifica) risoluzione.

E, come ultima cosa, mi viene da pensare che forse questo modo di vivere è anche il motivo per cui quelli come me vengono percepiti dagli altri come “quelli che si lasciano scivolare tutto addosso”, “menefreghisti”. No, non credo che si tratti di menefreghismo; credo piuttosto che sia un benefico esercizio di tolleranza e, volendo darmi la zappa sui piedi da solo, mi viene in mente un’ultima domanda: non è forse proprio questo atteggiamento il bersaglio del comunissimo detto “Prenderla con filosofia” ?!?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...