Leggere la bibbia

Bibbia_CEI_1968

Tempo fa discutevamo con un amico su “come” vada letta la bibbia (la lettera minuscola è voluta, chiaramente) e lui sosteneva che leggere la bibbia con occhio critico, facendosi aiutare solo dal ragionamento (e mettendo quindi da parte la fede), significhi perdersi qualcosa, smarrire il senso più profondo che il famoso testo sacro potrebbe trasmettere attraverso le sue parole, spesso di non immediata comprensione.
Ricordo ancora l’esempio che mi fece a riguardo, e ve lo ripropongo fedelmente:
C’è un passo dei vangeli in cui Gesù chiede ad un discepolo di cogliere un fico dal vicino albero e di portarglielo. Il discepolo risponde che non è tempo di fichi, e di tutta risposta Gesù decide di far rinsecchire l’albero. Se dai retta a Russell..” continuò l’amico mio, riferendosi al grande matematico e filosofo “..questo passaggio non è altro che un esempio di quanto la figura di Cristo sia in realtà capricciosa, meschina. Al contrario, se dai retta all’interpretazione che ne da la Chiesa, il gesto di Gesù trova giustificazione dal seguente fatto: le belle foglie di cui il fico è ornato simboleggiano l’apparenza, l’esteriorità effimera e priva di sostanza, simboleggiata invece dai frutti, assenti. Si capisce quindi che qui Gesù sta condannando l’ipocrisia, la religione di facciata, priva del suo scopo più alto”.
Questo, in dettaglio, il pensiero dell’amico mio.

Lì per lì mi è sembrato sensato tutto ciò, e quindi ho ripreso in mano (per la terza volta) la bibbia che ho a casa e ho iniziato a rileggerla con uno spirito nuovo, sperando che le note (scritte sotto la supervisione dal teologo, giurista e filosofo Francesco Chiesa, definito “venerabile” da Papa Giovanni Paolo II) mi avrebbero dato una buona chiave di lettura del testo, una volta che mi fossi svincolato dai miei “preconcetti scettici” (che mi suona molto come un ossimoro, ma andiamo avanti).

Speranza vana.

Basta molto poco, almeno secondo me, per rendersi conto che questo è il metodo peggiore per leggere il testo di riferimento della religione cattolica (e non solo).
In media una volta ogni 50 pagine (e la bibbia ne conta 1040, escluso il nuovo testamento) c’è una nota che specifica come il tale passaggio sia un chiaro riferimento alla figura del Cristo redentore/salvatore/eccetera… che comparirà solo 1000 pagine dopo!
Questa “lettura di fede” secondo me assomiglia molto ad un consapevole “lasciamoci bidonare” dal primo teologo che passa… il mio pensiero (perché non mi sento nemmeno di chiamarlo ragionamento, per quanto è banale) è il seguente:
1) La bibbia è il testo sacro degli ebrei, successivamente fatto proprio ed ampliato dai cristiani;
2) Fino al nuovo testamento (escluse alcune parti minori) la bibbia RIMANE il testo di riferimento per la religione ebraica ed i testi sono COMUNI alle due religioni;
3) QUINDI: come può essere che qualcosa che è scritto nei primi libri, cui anche l’ebraismo fa fede, riporti un “chiaro riferimento” alla figura di Cristo? Per l’ebraismo la figura del Cristo è paragonabile a quella di un buontempone che ha detto una serie di incredibili cazzate…

Mettiamoci un attimo dal punto di vista di un ebreo credente/praticante, che sentisse dire che il tale passaggio del vecchio testamento sia un “chiaro riferimento” alla figura del Salvatore… come minimo scoppierebbe a ridere, esclamando qualcosa del tipo “Ma che cazzata! Come può essere un riferimento a Cristo se noi ebrei di Cristo ce ne sbattiamo altamente?”

Ecco quindi che, a dar retta alla “lettura di fede” si rischia solo di farsi abbindolare dal primo coglione (ops, volevo dire “teologo”) che passa, munito delle sue lauree e della sua voglia di evangelizzare tutto l’evangelizzabile…

Continuo a preferire la lettura autonoma, scettica, critica.

Per chiudere in bellezza qua sotto vi ho copia-incollato anche le fantastiche parole con cui si apre la prefazione alla mia edizione della bibbia… godetevele tutte!

Come leggere la Bibbia
La Bibbia è parola di Dio, e questo è cibo dell’anima. Ora il cibo deve essere preso nel debito modo, e con certe disposizioni. Lo stesso è della Bibbia. Essa contiene tesori preziosissimi e inesauribili di verità non solo, ma di verità vive e vitali, capaci di produrre i più mirabili effetti.
Le parole della S. Scrittura sono come la punta di una penna tenuta tra le dita di chi scrive. Lingua mea calamus scribae velociter scribentis (Ps. 44,2). La carta sente scorrere una punta; ma dietro di quella vi ha una mano viva, e dietro la mano viva uno spirito intelligente che la muove e la dirige.
Così sono le parole del Libro Divino.
I nostri occhi vedono una serie di caratteri, come in qualunque altro scritto; ma sotto quei caratteri parla la bocca di Dio; come sotto le apparenze dell’Ostia Eucaristica palpita il cuore di Gesù. Chi non si mette in questa posizione non sarà mai capace di leggere la Bibbia; avesse anche studiato per molti anni l’Ebraico, e parlasse anche il greco, come parla la sua lingua materna.
È come nella fotografia: macchina e persona debbono essere in posizione debita. Il fotografo fa un lungo ed accurato lavoro di preparazione: compone le persone in determinata serie, sotto una certa luce. Solo quando tutto è in ordine, alza il velo, preme il bottone; allora si compie con perfezione il meraviglioso fenomeno.
Noi vedremo le false e le vere disposizioni nella lettura della Bibbia, e il metodo da seguirsi per riportarne frutto.

False disposizioni
Tu conosci, o lettore, la parabola del seminatore evangelico. Parte del seme cadde sulla strada, parte sulle pietre, parte nelle spine. In questi casi non si ebbe nessun frutto. Vi sono anime sterilizzate da satana, o dal mondo, o dai cattivi abiti. Si sa che quando si spargono elementi sterilizzanti su un terreno, in questo perisce ogni germe vitale. Qui non si tratta solo di false, ma di male disposizioni. Ci vuole una cura più lunga e difficile: lavori di bonificazione, sboscamento, purificazione, dei quali sarebbe troppo lungo il discorrere. Noi intendiamo parlare delle disposizioni immediate, e che dipendono direttamente dalla nostra volontà attuale, e che si potrebbero anche dire atteggiamento dello spirito.
Tra questi falsi atteggiamenti se ne possono distinguere tre principali: quello di curiosità, il critico, il diabolico. Il diabolico è raro, almeno ai nostri tempi, e nella gente comune. Vi fu invece un tempo in cui era frequente. Esso consiste nel leggere la Scrittura per trovarvi degli argomenti allo scopo di coonestare i propri vizi o i propri pregiudizi. Non portò egli, il Demonio, argomenti scritturali per tentare Gesù? Il diavolo aveva portato Gesù sul pinnacolo del tempio: Se tu sei figlio di Dio, disse, gettati giù; sta scritto: che Dio ha commesso ai suoi angeli la cura di te, ed essi ti porteranno sulle mani. Quia angelis suis mandavit de te, et in manibus tollent te.
Quali furono mai gli eretici che non pretesero provare le loro eresie colle parole della Bibbia?
E vi è gente che, in certi fatti della Scrittura, vorrebbe trovar ragioni per soddisfare i più bassi istinti della natura corrotta.
Come si vede, bisogna essere dominati da spirito diabolico, per giungere a questo punto. Ma, come dissi, sono casi rari. Passiamo oltre.
È molto comune invece, specialmente tra gente di media cultura, l’atteggiamento critico. È quello dimostrato da Nicodemo che alle parole di Gesù: bisogna nascere un’altra volta: oportet nasci denuo, oppone l’impossibilità fisica: quomodo potest homo nasci cum sit senex?
Oppure quello dell’Apostolo San Tommaso, dinanzi ai colleghi che gli avevano annunziato di aver veduto Gesù: Vidimus Dominum! E Tommaso: Se non veggo nelle mani di lui la fessura dei chiodi, e non metto il mio dito nel luogo dei chiodi, e non metto la mia mano nel costato, non credo! (Giov. 20,25).
Or questo atteggiamento è molto comune ai nostri tempi di criticismo, anche fra gente di inferiore, o anche di nessuna cultura. Il freddo vento del razionalismo è ormai penetrato dappertutto ed ha fatto sentire i suoi deleteri effetti sopra le più verdeggianti aiuole del giardino della Chiesa.
Una tale disposizione è esiziale.
Pochi veleni sono così potenti a distruggere il germe del bene.
Il fumo razionalistico accieca.
Il Loisy, con tutta la sua scienza critica acquistata per tanti anni di studio del Vangelo, non è riuscito a vedere nel Vangelo quello che sa vedere con evidenza il più semplice dei fedeli, cioè la resurrezione di Gesù Cristo.
Coll’atteggiamento critico ha una certa analogia quello che tengono alcuni studenti che per dovere si applicano nello studio delle Istituzione Bibliche, o Introduzione alla S. Scrittura, mentre esaminano e questioni di autenticità, e versioni e codici, e costruiscono schemi di analisi di libri, e sintesi di contenuto e simili. Da tutti questi lavori si può uscire freddi come il ghiaccio. Altro è studiare la Bibbia ed altro è leggere e meditare la parola di Dio. Altro è visitare S. Pietro e conoscere con molta perfezione tutte le magnificenze architettoniche, ed altro è inginocchiarsi sulla tomba di S. Pietro, per meditare un poco e ristorare lo spirito.
Questo osservo, non per condannare lo studio: absit! ma perché pensiamo che allo studio si debba unire la pietà e la fede: quella che fa passare le parole della Bibbia dal piano mentale al regno dello spirito.
Che dire poi della curiosità? Vi ha gente che prende in mano il Vangelo, o la Genesi, o magari l’Apocalisse, con quella disposizione di animo con cui aprirebbero il Mille e una notte, o il Robinson Crosué, o qualcuno dei libri del Verne, o l’ultimo romanzo esposto nella vetrina. E leggono con leggerezza, saltando e tralasciando quello che loro non piace, col prurito di trovare il curioso, l’impressionante, il sensazionale… salvo poi a credere nulla sul serio e a contentarsi dell’impressione fuggevole del momento.
È semplicemente una profanazione.

In ultimo una vera chicca, presa dal paragrafo intitolato “La Bibbia e il popolo cristiano in generale”, in cui il “venerabile” Francesco Chiesa dice:
Anzitutto nel popolo cristiano emerge una classe di uomini al tutto superiore per ogni riguardo. […] Chi mai può misurare l’ampiezza e la profondità di quelle trasformazioni che la Chiesa, istituita da Gesù Cristo, ha prodotto in mezzo all’umanità? […] nessuno può negare che dove arriva l’opera del missionario cattolico, là giunge contemporaneamente la civiltà. E dove, o non è ascoltata la parola del Clero cattolico, o la sua influenza diminuisce o si spegne, là ritorno la barbarie: non importa se sotto altra forma da quelle antica. […] Se mancasse l’opera del clero, il mondo sprofonderebbe un’altra volta nella melma della corruzione, come al tempo del diluvio! Purtroppo il mondo è sciocco e leggero, e non sa riflettere.

Da cui segue l’ovvia conclusione: PER FORTUNA C’E’ IL CLERO CATTOLICO, CHE CI INSEGNA COME RIFLETTERE.

In più, ma non chiedevo tanto, proprio l’altro giorno il sommo pontefice si è espresso in favore della legge contro l’omosessualità divenuta famosa come “The Kill gay bill“, annunciata entusiasticamente da Rebecca Kadaga, presidente ugandese, come un “bellissimo regalo di natale” per tutti gli ugandesi anti-gay.

Meno male che ci sono loro, i preti, a mostrarci la via da seguire per accedere al paradiso…

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