Sardegna, isola di pace

Quando si parla di sesso, soprattutto a tu per tu col proprio nuovo partner (e ancor più spesso se si tratta di un partner occasionale) qualcuno ad un certo punto chiederà: “La tua posizione preferita?” e allora, spesso, si ha timore di “confessare” che la propria posizione preferita è la lussuriosa pecorina… Perché, mi chiedo, questo sentimento di vergogna? Perché aver paura di dichiarare che “Sì, mi piace farlo come lo fanno gli animali”?* Temo che il motivo lo conosciamo tutti: la tanto decantata superiorità della specie umana. D’accordo, è innegabile che l’uomo possieda qualche peculiarità che lo contraddistingue da tutti gli altri animali, questo è un fatto, ma perché mai questo dovrebbe farlo vergognare delle proprie radici biologiche? Non riesco proprio a capirlo: ci vergogniamo di mangiare, di dormire? Eppure lo fanno anche tutte le “peggiori” bestie… Capiamo quindi che il problema non sono tutte le nostre radici biologiche, ma solo quelle riguardanti il sesso (e il colpevole, chiaramente, è quel signore che sta a Roma, che ama indossare un cappello che si chiama come un’arma da fuoco).
Il fatto che la nostra specie sia culturalmente più avanzata di qualunque altra specie mai apparsa su questo pianeta non aggiunge niente al fatto che, come tutti gli altri mammiferi, essa abbia poche necessità fisiche vitali: non avere fame, non avere sete, non avere freddo (e fino qui c’era arrivato già quel genio di Epicuro, due millenni fa), ai quali va aggiunta solo l’unica vera necessità per vivere felici: il piacere sessuale (a prescindere da come esso venga praticato).
Ho motivo di credere che la personalità più ammirata del mondo, decorata con i più grandi e rappresentativi riconoscimenti del genere umano, il cui intelletto abbia raggiunto le più alte vette scientifico-umanistiche, sarà comunque una persona più o meno insoddisfatta, se non potrà appagare periodicamente il proprio bisogno sessuale.
A partire da quanto sosteneva Hume, e cioè che la persona più ricca del mondo sarebbe infelice se non avesse amici con cui spartire la propria ricchezza (sulla famosa isola deserta), io credo che questa verità possa essere migliorata, o quantomeno approfondita. Credo cioè che ci sia una clausola di cui il filosofo scozzese non avesse tenuto conto: una persona ricca piazzata su un’isola deserta, con la compagnia di tutte le sue amicizie, sarebbe comunque triste a lungo andare se non potesse appagare i suoi bisogni sessuali. Non riesco a decidermi su quale dei due bisogni (amicizia e piacere sessuale) sia primario rispetto all’altro: le mie convinzioni dipendono in maniera troppo forte da quanto tempo è passato dal mio ultimo rapporto sessuale, e purtroppo non riesco a prescindere da questo.
Se mi immagino su un’isola deserta, piena di ottimo cibo facilmente reperibile, in compagnia di tutti i miei migliori amici (e magari anche una connessione ad internet e un credito illimitato su Steam), ma con la certezza di non poter mai più conoscere donna (in senso biblico, chiaramente), mi assale immediatamente il terrore e il mio cervello impiega un secondo a formulare un esclamativo “Mai!”.
Al contrario, se su quella stessa isola (dotata degli stessi confort), provo ad immaginarmici assieme all’elegantissima Cate Blanchett impiego molto più tempo e vaglio molte più possibilità prima di riuscire a formulare un titubante “Meglio di no…” con tanto di puntini di sospensione. Certo, prima o poi mi annoierei (e non è un condizionale: lo so che succederebbe) a fare sesso sempre e solo con Cate… ma ci vorrebbero degli anni! Mentre mi ci vorrebbe molto meno ad impazzire a causa della mancanza di donne sulla prima isola ipotetica (quella con solo gli amici).

E tutto questo solo per dire che la mia posizione preferita è, chiaramente, la pecorina.

E tanti saluti alla Sardegna, isola tutt’altro che deserta! 😉

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*In realtà si parla prevalentemente di mammiferi, ma la sostanza cambia poco: è il “sentirsi animali” che la nostra società ostracizza.

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