Fisica e Umiltà

Sono uno studente di fisica del secondo anno, miracolosamente in corso (“miraco-losamente” un cazzo, a rifletterci bene: sono due anni che studio anche 12 ore al giorno, per cui non c’è niente di miracoloso). Sì, devo recuperare due esami nella sessione straordinaria di settembre, ma è comunque un risultato di tutto rispetto, ve l’assicuro.

Oggi è il 20 luglio e fuori ci sono 30 gradi. Tutti gli altri studenti vanno al mare ormai da una settimana, ma io ancora no: il mio ultimo esame, prima del meritato riposo, è tra una settimana esatta: il 27 luglio.

Ormai sono giorni che non esco di casa e che il mio unico amico, chiaramente immaginario, è Maxwell… ebbene sì, qualcuno l’avrà capito, l’esame che sto preparando è il temutissimo Elettromagnetismo: un mattone di fisica teorica da 12 crediti (che, per chi si fosse laureato prima di questa maledetta riforma del 3+2, vorrebbe dire un esame dalla durata di un anno intero, uno di quelli grossi che fanno paura… per chi non si fosse mai affacciato all’università, invece, l’unico paragone che mi viene in mente è qualcosa che ha a che fare con tirare su un figlio, desiderato, ma che si rivela ingrato, problematico, bipolare e violento).

Ieri, dopo un’intensa giornata di studio (che significa sveglia alle 8:00, alle 9:00 sui libri, pausa pranzo dalle 13:00 alle 14:00, studio dalle 14:00 alle 20:00, pausa cena dalle 20:00 alle 21:00, e ultima tappa forzata dalle 21:00 alle 23-24:00), mi butto esausto sul letto e inizio a far rallentare il mio cervello poco a poco, inizio a pensare “a cuor leggero”… ad un tratto, chiaramente, mi viene in mente la famosa lampada di Aladino e i suoi tre desideri. Dopo un po’ che stavo sdraiato a fissare il soffitto, coccolando l’idea di poter trasformare il mio volere in realtà, penso: “Ma certo, la prima cosa che chiederei sarebbe che il professore di elettromagnetismo non mi bocci, dopo tutta la fatica che ho fatto”.

Riflettete un attimo su questo desiderio.

E rifletteteci ancora un attimo, per favore, prima di proseguire nella lettura.

Capite l’assurdità della situazione? Uno ha a disposizione tre desideri e la prima cosa gli viene in mente di chiedere al genio non è una laurea in fisica senza sforzo, non è una barca colma di vergini e di denaro, non è una scoperta fisica degna del premio nobel… è semplicemente che gli venga riconosciuto tutto lo sforzo che ha fatto.

Ecco, per me è precisamente questo l’insegnamento più importante che ci rimane dallo studio di discipline come la fisica e la matematica: l’umiltà, anche nei desideri.

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