L’ammutinamento del corpo

Ogni uomo tende per natura al sapere“, dice Aristotele. Così si apre quello che altri hanno catalogato come il primo libro della metafisica. Meta-fisica, appunto, tradotto con “ciò che sta al di là della fisica”, ma c’è un errore grossolano: avrebbero dovuto tradurre Metà-fisica, con l’accento. Ogni uomo tende per natura al sapere, ma non sempre: talvolta alla verità preferisce il sapere illusorio, quello autocostruito.

Se una donna mi sorride sono fottuto: il mio homunculus si convince che l’unico motivo per cui quella donna mi ha sorriso è perché desidera che io faccia a brandelli il suo corpo, che la possieda fino allo sfinimento. Inutile la ragione, consapevolissima che quello è l’ultimo dei suoi pensieri… inutili le innumerevoli batoste passate, una lunga serie di docce gelate… inutile tutto: i neuroni di cui è costituita la mia volontà cominciano all’unisono ad intonare un mantra molto simile a quello dei rematori delle antiche galee: OOOH ISSA!.. OOOH ISSA!.. OOOH ISSA!.. La differenza fondamentale è che quegli schiavi lavoravano meglio quando erano sottoposti al mantra che gli dava il ritmo giusto. Il mio mantra invece è distruttivo e non mi permette di concentrarmi su alcunché: lo studio, il lavoro, le cazzate… perfino le cazzate mi riescono male quando i neuroni iniziano a cantare in coro. Anche loro remano, ma remano contro di me: “Forse mi ha guardato così perché le piaccio? Deve essere così, altrimenti come si spiegherebbe quello scambio di sguardi? è sicuramente quello il motivo!” E invece non potresti essere più lontano dalla verità: ti ha guardato perché fai sempre in modo di trovarti sui suoi passi, e le rivolgi continuamente tutte le tue attenzioni… ti ha sorriso perché, se non fossi stato troppo occupato a essere imbecille, ti saresti accorto che mentre lei si avvicinava la tua bocca era deformata in un sorriso smagliante, al limite del fastidioso, tra l’idiota e il cerebroleso. Lei stava semplicemente rispondendo con cortesia alla tua invadenza. Non c’è altro, davvero. Ma il tuo sesto senso (che per gli uomini è un sinonimo di “il tuo pene”) non ci sta: non può essere solo quello! E continui a remare, a faticare, per restare fermo. Fermo immobile al limite di un gorgo troppo grande perché tu possa anche solo immaginarti che è lì accanto a te, inevitabile. Inutile esternare i propri pensieri agli amici: loro non potrebbero capire cosa diceva il suo sguardo quando ti ha guardato! Era come se i suoi occhi implorassero: “Cosa aspetti a chiedermelo?” e allora perché non glielo chiedi, una volta per tutte? Impossibile: tutto quello che so e tutto quello che sono viene a mancare al solo pensiero di avvicinarmi e di rivolgerle la parola per primo: ci manca poco che casco lungo per terra semplicemente per figurarmi come potrebbe evolvere il mio approccio maldestro… E come se non fosse abbastanza mi si secca anche la gola, al limite del sopportabile: come potrei formulare una frase vagamente intelligente se solo per muovere la lingua mi è richiesto uno sforzo disumano? Vorrei anche deglutire, ogni tanto, ma la mia saliva ha deciso che oggi è il suo giorno di riposo e che non mi aiuterà. In compenso sono attivissimi tutti i miei pori e sento le gocce di sudore che mi pompano sulla fronte e sul collo: se non mi allontano in fretta finirà che tutti i presenti inizieranno a chiedersi cos’è che si sta putrefacendo vicino a noi. Così trovo la forza per biascicare un titanico “A dopo” e scappo, lentamente: le donne sono come i cani feroci messi a protezione degli sfasciacarrozze, quelli che sentono il tuo terrore. Tu sai benissimo che ti stanno fissando mentre ti allontani fingendo noncuranza: sulla tua schiena è come se vedessero un bersaglio dipinto e nonostante tutto non ti azzardi nemmeno ad iniziare a correre, anche se è l’unica cosa sensata da fare, perché da piccolo ti hanno insegnato che “Se scappi è peggio“… che enormi cazzate che ci insegnano quando siamo bambini. Alla fine cedo e mi volto, e lei deve essersi appena girata perché sta parlando con altre persone, e non mi stava rivolgendo nessuna attenzione particolare… eppure sono sicuro che se mi fossi girato un attimo prima i nostri sguardi si sarebbero incrociati indubbiamente: i nostri occhi si sarebbero guardati confessandosi reciprocamente tutti i nostri desideri. Alla fine giro l’angolo e sono salvo: il cuore mi smette di esplodere, la saliva revoca il suo sciopero e mi calmo; provo a muovere la lingua e la trovo di nuovo agile: riesco persino a mandare giù il rospo di saliva secca che ho in bocca.

Finirà mai questo ammutinamento? Arriverà mai il giorno in cui i marinai della mia nave faranno quello che ordino, senza tante storie?

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