Alfred e John – Ode al Precariato

Premessa

Alfred e John sono due amici di vecchia data, il cui passato e presente sono volutamente inseriti tra le righe dei loro dialoghi: lo scopo degli episodi è proprio quello di lasciare al lettore la possibilità di farsi un’idea del tipo di persone che sono i due protagonisti, a partire da quello che dicono. E’ volutamente omessa ogni descrizione delle ambientazioni, ogni sfumatura emotiva, ogni aspetto che non sia il dialogo, nudo e crudo: le poche righe che aprono ogni pezzo servono solo per dare al lettore una vaga idea della location in cui si svolge il presente dialogo.

ODE AL PRECARIATO

Davanti alla televisione, due amici ascoltano il telegiornale che sentenzia: “La disoccupazione giovanile ha raggiunto quota 20%”

John: Siamo messi proprio male Cristo… non vorrei sembrare banale, ma non riesco a trovare altre parole per dirlo se non ‘Dove andremo a finire?’
Alfred: Che intendi?
John: La situazione economica del nostro paese.. il diritto al lavoro non c’è più. Oggi se riesci a lavorare sei un privilegiato!
Alfred: Addirittura? Io non la vedo così buia
John: Come sarebbe? Per la prima volta nella storia recente i nostri figli saranno più poveri di noi. E questo è un fatto, Al…
Alfred: Lo so bene, dico solo che dalla situazione se ne può comunque cavare qualcosa di buono.
John: Tipo?
Alfred: Tipo rivalutare il precariato, ad esempio.
John: “Rivalutare il precariato”? Ma che cazzo dici? I nostri genitori hanno lottato per il diritto al lavoro, per la salvaguardia dell’articolo 18… Come puoi pensare che il precariato sia una cosa positiva?
Alfred: Ehi, non dico mica che la situazione economica attuale sia preferibile a quella in cui siamo cresciuti noi… tutt’altro! Dico solo che, dato che le cose stanno così, dobbiamo cercare di trarne il miglior profitto possibile. A livello umano, intendo.
John: E sentiamo, che genere di profitto umano hai in mente?
Alfred: Per esempio di cominciare a vivere il precariato con un altro spirito e consegnare questa nuova chiave di lettura ai nostri figli.
John: Ok, è la seconda volta che dici la stessa cosa ma, nello specifico, cosa c’è di BUONO nel precariato?
Alfred: Così su due piedi mi vengono in mente almeno tre pregi notevoli: il primo dei quali è sicuramente quello che ti evita di diventare a tutti gli effetti un ingranaggio del capitalismo… E, prima che fai quella faccia, permettimi di chiarire cosa intendo
John: Prego prego, sono tutto orecchi.
Alfred: Nella situazione attuale, che non è certo di boom economico, il posto fisso in che cosa si concretizza? Si concretizza nel fatto che appena hai uno stipendio fisso ti sbrighi ad aprire un mutuo per la casa e macchina, un mutuo che molto probabilmente non finirai di pagare prima dei cinquanta anni. E dopo la casa, o magari assieme ad essa, ti dici che tutto sommato sei pronto per una famiglia e dei figli, giusto? Tanto ormai hai le spalle coperte, no? Per amor di discussione io sto facendo proprio il caso in cui non ci si debba minimamente preoccupare di un eventuale licenziamento: hai il tuo posto e nessuno te lo tocca. Ma questo cosa comporta? Che una volta firmato il mutuo in banca sei ancorato letteralmente alla tua routine quotidiana, senza via di scampo: non hai modo di rimetterti sul mercato perché le rate del mutuo stanno sempre lì e i figli battono cassa ogni giorno: libri, vestiti, tasse scolastiche, sport… Così la tua vita si riduce a fare per quaranta anni una cosa che mediamente non ti piace, con un unico pensiero fisso rivolto a quei quindici giorni di ferie annuali nei quali semplicemente ti limiti a tirare una boccata d’ossigeno prima di immergerti nuovamente nell’acqua stantia della routine quotidiana.
John: Eppure ero convinto che a te piacesse la routine, Al…
Alfred: A me sì, ma io sono un neo-pensionato: nella mia routine nessuno mi dice cosa devo fare e come farlo… Faccio letteralmente quello che mi pare!
John: Però Al dalle tue parole qualcuno potrebbe pensare che sei contro la famiglia, non credi?
Alfred: Io non sono contro la famiglia John, e tu lo sai. Dico solo che consigliare ai nostri figli di mettere su famiglia con la soglia della povertà che si alza sempre di più è come consigliare a qualcuno che soffre di vertigini di salire in cima alla tour Eiffel… Per carità è bellissima, ma bisogna vedere se per lui sarà maggiore l’estasi visiva o il disagio psicologico, non trovi? Ci sono tante cose belle che può fare una persona che soffre di vertigini, ma visitare la Tour Eiffel non mi sembra una priorità. Allo stesso modo ci sono tante cose belle che può fare un precario, se non si incaponisce a voler mettere su famiglia.
John: Per esempio?
Alfred: Uno su tutti, viaggiare! Pensaci, quanti paesi diversi hai visto in vita tua, John?
John: Uhm… una decina almeno.
Alfred: Ecco. Noi due abbiamo più o meno la stessa età. Non ti sembra un po’ sprecata la vita se ti fermi a pensare che morirai avendo visto così poco? Se non avessimo avuto moglie, figli… ci saremmo fatti trasportare dai venti e dalle maree lungo ogni meridiano e avremmo vissuto tanti posti e imparato tante cose che al confronto la sapienza di un qualunque famoso intellettuale impallidirebbe.
John: Beh, sì. Quello di poter viaggiare sarebbe un indubbio vantaggio. E gli altri due?
Alfred: A-ah! Siamo già a due: il primo vantaggio era quello di non rimanere aggrovigliati per sempre nel vortice lavoro-guadagno-spendo-lavoro-guadagno-spendo, e il secondo è una conseguenza di questo: non avere stabilità di impedisce di poterti accollare impegni a scadenza troppo remota, permettendoti così la libertà di viaggiare e, bada bene, quando dico ‘viaggiare’ non intendo il viaggiare una settimana per poi tornare a casa propria… Intendo viaggiare di città in città, di paese in paese: giusto il tempo di imparare la lingua e saresti di nuovo pronto per partire alla volta dell’altro capo del mondo. Praticamente un perenne affittuario!
John: Mi sembra un po’ irrealistico, se devo dirti la verità.
Alfred: Anche a me, ma ricorda che noi siamo cresciuti con la testa piena di “Trovati un lavoro buono, trovati una donna che ti ami, fatti una casa, cresci i tuoi figli meglio che puoi…” Pensa se i nostri figli crescessero sentendo di continuo parlare di quanto è bello il mondo, di quanto non vale la pena di sobbarcarsi un mutuo di trenta anni e ammanettarsi così alla sorte di un solo paese… Pensa cosa farebbero se gli venisse insegnato che la famiglia è un’istituzione obsoleta, troppo vecchia per stare al passo con la sovrappopolazione. La famiglia aveva un senso quando eravamo pochi e disorganizzati. Oggi non ce l’ha più: mettiamo al mondo figli con pochissime speranze di potergli lasciare un mondo migliore di come l’abbiamo ereditato noi.
John: E quindi due vantaggi. Ce n’è un altro nell’essere un precario a vita?
Alfred: Sì, e forse è il più importante dei tre.
John: Addirittura?
Alfred: Non lo so, ma ad occhio e croce direi di sì.. si tratta semplicemente di non lasciare che il proprio cervello si atrofizzi, data la scarsità di stimoli cui è sottoposto un essere umano senza preoccupazioni. Hai presente l’ascidia? È un esserino dotato di un primitivo sistema nervoso, almeno fino al momento in cui non trova uno scoglio sul quale aggrapparsi.. Sai cosa ci fa col suo cervello non appena trova il luogo in cui passerà tutta la sua esistenza? Se lo mangia! ..tanto non lo userà mai più.
John: A ben pensarci ne conosco fin troppe di persone che oltre al lavoro non fanno altro che guardare la televisione, o leggere sul giornale notizie false o manipolate.. gente che rimane attiva di cervello, con cui è piacevole parlare, ce n’è davvero poca in giro..
Alfred: Forse è per questo che siamo sempre noi due da soli, eh John? Ah ah..
John: Eh eh.. chissà..
Alfred: Giusto per farti un altro esempio tratto dal mondo animale, basta osservare l’abisso tra l’intelligenza del lupo e quella del cane: il primo è un esempio perfetto di precario a vita, mentre il secondo è un esempio perfetto di pensionato a vita: quale migliore situazione quella di chi viene pagato senza dover lavorare?.. Il cervello del lupo è notevolmente più grande di quello del cane e anche le capacità di cui danno prova testimoniano largamente in favore del primo: se confrontato con le capacità di adattamente di un lupo, il cane è praticamente incapace di risolvere un problema che gli si pone davanti.
John: Questo lo sapevo anche io, ma non ricordo dove l’ho letto..
Alfred: Come il lupo, il precario è costretto tutta la vita a stare sull’attenti, pronto a re-inventarsi ogni giorno, in modo da ottenere quello di cui ha bisogno senza fare affidamento sul fatto che il giorno che ci attende sarà conforme al giorno che ci ha lasciato.. tutto cambia, tutto muta.. ma il salariato no. E, sia chiaro, non può farci niente.. sono davvero rari i casi di lavoratori a stipendio che trovano il tempo di leggere o, volesse Dio, studiare.. ma purtroppo l’ingranaggio di cui sono parte non gli lascia tempo di farlo, nella maggior parte dei casi.
John: Beh, ci sono comunque un sacco di persone che leggono.. e alcune di queste leggono davvero tanto..
Alfred: Ovviamente sì, ma parliamo di una minoranza.. e in ogni caso l’industria dei libro si fonda sui romanzieri di professione.. Stephen King, Clive Husserl, Patricia Cornwell, Wilbur Smith.. tutta gente che sforna un mattone di cinquecento pagine l’anno con l’unico risultato di tenere occupata la mente della gente senza farla riflettere minimamente: un sondaggio recente afferma che la maggior parte delle persone che legge più di tre libri al mese finisce col ricordarsi la storia solo a grandi linee, perdendosi ogni particolare o sfumatura.. Ovviamente questo problema nemmeno si pone per gli autori che ti ho elencato, in quanto non c’è nessuna cura del particolare nei loro racconti.. Inoltre, quando si tratta di semplici romanzi, che differenza farebbe leggerli o ‘guardarli’ in versione cinematografica?..
John: Ora che ci penso, infatti, nessuna..
Alfred: Appunto.. la lettura di autori come questi produce molte cose buone, ma non di sicuro l’apertura mentale.. apre molto di più la mente navigare tra un blog e l’altro, cercando di capire cosa ha spinto l’autore a scrivere quello che ha scritto..
John: Dove siamo andati a finire.. dal precariato ai romanzi-spazzatura.. Ma, mi viene da pensare, quella del precariato non è nemmeno un problema troppo moderno.. ricordo che al liceo rimasi colpito dallo scoprire che con l’avvento della prima rivoluzione industriale una grandissima fetta della popolazione rimase da un giorno all’altro senza lavoro: telai meccanici, macchine per arrotolare le sigarette, macchine a vapore..
Alfred: Infatti.. allora non esistevano i sindacati.. ma pensa che situazione si troveranno a dover affrontare i nostri sindacati quando, in un futuro non lontano, le macchine potranno sostituire quasi totalmente il lavoro manuale.. non ci sarà proprio più posto per chi non ha studiato.. a quel punto l’unica strategia sarebbe quella di chiedere un salario talmente basso da poter competere con le spese di manutenzione degli attrezzi meccanici.. una lotta praticamente persa in partenza, non trovi?
John: Già.. ma quindi, in definitiva, tu a tuo figlio consiglieresti la vita del precario?
Alfred: Se i tempi non cambiano in fretta, e radicalmente, sì.

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