Alfred e John – Il mestiere più antico del mondo

Prefazione

Alfred e John sono due amici di vecchia data, il cui passato e presente sono volutamente inseriti tra le righe dei loro dialoghi: lo scopo degli episodi è proprio quello di lasciare al lettore la possibilità di farsi un’idea del tipo di persone che sono i due protagonisti, a partire da quello che dicono. E’ volutamente omessa ogni descrizione delle ambientazioni, ogni sfumatura emotiva, ogni aspetto che non sia il dialogo, nudo e crudo: le poche righe che aprono ogni pezzo servono solo per dare al lettore una vaga idea della location in cui si svolge il presente dialogo.

IL MESTIERE PIU’ ANTICO DEL MONDO

Due amici sono in macchina, nel cuore della notte. Ad un certo punto, sulla strada di casa, attraversano una via frequentata da diverse ragazze poco vestite.

Alfred: Ci fermiamo?
John: Ma va’? Non pensavo fossi tipo da sesso a pagamento
Alfred: E cos’è che te lo faceva escludere?
John: Non so… il tuo modo di pensare, sempre aperto e anticonformista, immagino.
Alfred: E non ci vedi niente di anticonformista nel fatto che una donna si faccia pagare per il suo corpo?
John: No, assolutamente no. Ci sarà pur un motivo se lo chiamano ‘il lavoro più antico del mondo’, no?
Alfred: Hai ragione più di quanto tu stesso non creda, amico mio
John: In che senso?
Alfred: Nel senso che oggi è proprio come dici tu: non c’è davvero niente di anticonformista nella scelta di una donna di prostituirsi, e infatti la mia era una battuta. Credevo che mi conoscessi abbastanza bene ormai, ma forse mi sbagliavo.
John: Eddai Al! Sei tu quello che si diverte a fare sempre il bastian contrario. Poi non ti stupire se la gente ti prende sul serio quando dici qualcosa che va contro il loro modo di pensare
Alfred: Riesci sempre a incastrarmi John, e solo una persona che mi conosce profondamente bene potrebbe farlo. Te ne do atto.
John: Ecco. Aspetta un attimo però… prima hai detto che il degrado della prostituzione è legato ai tempi che corrono. Oggi, hai detto, non c’è niente di anticonformista in una donna che decide di vendere il proprio corpo… Vuol dire che prima lo era?
Alfred: Beh sì, anche se bisogna andare molto indietro nel tempo… considerando anche che la maggior parte delle ragazze che abbiamo visto prima non lo fa di propria scelta, ma questo è un altro discorso: io mi stavo riferendo esplicitamente a quelle prostitute che scelgono da sole la propria professione.
John: E perché? Quelle sarebbero anticonformiste secondo te?
Alfred: Non lo sono, infatti. Oggi quella è la via più facile per mettersi da parte un mucchio di soldi: lo trovi ad ogni angolo uno schifoso capo di governo pronto a pagare per del sesso facile. Anche se ci sono due categorie di persone che girano intorno al mondo della prostituzione che non riesco a biasimare nemmeno al giorno d’oggi…
John: E chi sarebbero? Sentiamo…
Alfred: Alla prima categoria appartengono tutti quegli uomini contro i quali la natura, o Dio, si sono accaniti formandone persone davvero poco piacevoli da guardare. Persone che, purtroppo, con molta probabilità morirebbero vergini, con l’unica “colpa” di essere sgradevoli alla vista…
John: E la seconda categoria?
Alfred: Questa è più interessante: è formata da tutte le ragazze e i ragazzi che si prostituiscono il venerdì e il sabato sera nei night club per pagarsi l’università… non sono ancora sicuro del mio giudizio, ma ogni volta che ci penso non posso fare a meno di provare solidarietà per il loro operato!
John: Sì va bene, ma non ci trovo niente di differente tra una ragazza che si prostituisce per pagarsi l’università e una che si prostituisce per comprarsi la macchina.
Alfred: Eppure la differenza c’è, ed è notevole anche!
John: Addirittura “notevole”?
Alfred: Pensaci. Una che ci si paga la macchina, ci si paga anche le bollette, la spesa, la casa… per lei la prostituzione è una scelta definita: è il suo modo di guadagnare…
John: …mentre per la ragazza del NightClub la prostituzione è solo un mezzo per poter studiare.
Alfred: Esatto. Una volta presa la laurea la ragazza, o il ragazzo, in questione sarà finalmente libero di mostrare quanto vale il suo impegno intellettuale.
John: Anche perché, diciamoci la verità, a fare del buon sesso imparano più o meno tutti: non è che si dia dimostrazione di gran valore se l’unica cosa che sappiamo fare è una cosa che sanno fare tutti per natura. Sì può essere particolarmente bravi, ma niente che non si raggiunga con un po’ di esperienza.
Alfred: Precisamente. Ed è proprio questo il motivo per cui ai nostri figli cerchiamo di insegnare l’impegno e lo studio: a posare nudi per qualche migliaio di euro sono capaci tutti, mentre per realizzare qualcosa di intellettuale ci vuole ben altro
John: Ok, ma torniamo al discorso iniziale… ormai sono troppo curioso di saperlo: a quale periodo fai risalire la prostituzione come atto anticonformista?
Alfred: Senz’altro a prima dell’avvento di Cristo, nostro salvatore… erano proprio gli albori della civiltà. Ti dicono niente le parole “Tu uomo, lavorerai con sudore e tu, donna, partorirai con dolore” ?
John: É la Bibbia no?
Alfred: Già… l’uomo lavora, la donna mette al mondo i figli e bada alla prole e alla casa. Oggi la sola idea che qualcuno possa pensarla ancora così ci fa accapponare la pelle, ma 4000 anni fa era naturale pensare una cosa del genere: io, uomo, lavoro e mantengo te… te, donna, in quanto inetta a sopravvivere da sola, mi sei debitrice e, non avendo niente con cui ripagarmi, mi appartieni di diritto!
John: Che cosa tremenda…
Alfred: Il fatto è che oggi io e te siamo convinti che una donna possa scegliere autonomamente se dedicarsi alla casa o alla carriera, senza alcuna costrizione imposta dall’alto, almeno in linea teorica. Purtroppo però il gene cattolico-casalingo è ancora lungi dall’essere estirpato dal nostro corredo culturale
John: Comincio a capire dove vuoi andare a parare, credo
Alfred: Vediamo… dove voglio andare a parare, secondo te?
John: Beh, al fatto che nel 4000 avanti Cristo non è che ci fosse tanta alternativa per una donna che volesse rendersi autonoma
Alfred: Esattamente! Una donna che, purtroppo o per fortuna, perdeva il marito… o che fosse costretta ad abbandonare il suo villaggio in seguito ad accuse infondate… o che, ancora, non avesse la tanto celebrata dote per “meritarsi” un marito che si prendesse cura di lei… tutte loro avevano un’unica possibilità di sopravvivere nell’ostile mondo che gli si apriva dinanzi…
John: E cioè prostituirsi
Alfred: Almeno questo è ciò che penso io. In qualche modo sono portato a credere che l’origine della prostituzione potrebbe essere visto come l’antenato delle moderne rivendicazioni di autonomia fatte dal movimento femminista.
John: Addirittura?
Alfred: Pensaci: sei una donna senza niente che ti appartenga, non hai qualcuno che ti possa sostenere, e il lavoro duro nei campi non ti rende come rende ad un uomo, sia perché sei fisicamente più debole sia perché, soprattutto, come donna avevi diritto ad un salario enormemente più basso. Era già tanto se ti davano un posto in cui dormire e il pane quotidiano
John: Quindi o rimanevi schiava a vita o ti prostituivi e, per così dire, ti “mettevi in proprio”…
Alfred: Fa uno strano effetto sentirlo dire, ma credo proprio di sì. Capisci ora perché cinque minuti fa ti ho detto che a chiamarlo “il lavoro più antico del mondo” avevi più ragione di quanta non ne credessi? Per quanto riguarda la storia del lavoro femminile, quello che oggi viene chiamato ‘Diritto al Lavoro’, è il discendente diretto dell’attivita delle prime prostitute.
John: Mi sembra così assurdo
Alfred: Secondo te perché il primo insulto che viene sempre in mente quando si deve offendere una donna è proprio “Puttana”??
John: Non ci ho mai pensato, a dir la verità. Credo che sia semplice maschilismo: l’uomo che rimorchia è un Don Giovanni, mentre la donna che lo fa è una zoccola
Alfred: No caro mio, non è così banale!
John: Tu cosa pensi?
Alfred: Io penso che l’insulto ci viene in mente in maniera così rapida perché è storicamente radicato nel nostro modo di pensare il mondo e, in particolare, la donna
John: Uhm… non ti seguo
Alfred: Immagina sempre la nostra ipotetica prostituta di 4000 anni fa: abitando nello stesso villaggio in cui abitano tantissime altre donne, tutte di proprietà di qualcuno, lei è l’unica che può decidere da sola della sua vita. Ha bisogno di una pecora? Se la compra senza chiedere niente a nessuno… desidera un vestito nuovo? Se lo compra, senza chiedere il permesso al marito, o al padre… Sono disposto a scommettere che nel villaggio fosse anche l’unica donna a potersi permettere una casa propria, senza nessuno a dirle cosa fare o come farlo
John: Mi stai forse suggerendo l’idea che la nostra prostituta fosse libera a tal punto dalla schiavitù domestica, da scatenare addirittura l’invidia e il disprezzo delle altre donne del villaggio?
Alfred: Ne sono pienamente convinto. Sì.
John: E che quindi, in qualche modo, l’insulto “Puttana” abbia radici femminili?
Alfred: Del tutto femminili. Anche perché, pensaci un attimo, quando ancora la prostituzione era agli albori della sua storia, che motivo avrebbe mai avuto un uomo per offendere la sua amante domenicale? Nessuno lo obbligava ad andare da lei, anzi… era addirittura disposto a pagare per giacere con essa anche solo poche ore
John: Cazzo hai proprio ragione… e quindi le altre donne non solo la guardavano con invidia a causa della sua totale libertà… erano pure costrette a sopportare il fatto che i loro mariti preferivano pagare un’altra donna invece di fare l’amore con loro. É naturale che la disprezzassero oltre ogni limite, aveva tutto quello che loro potessero desiderare: sia la libertà ché l’essere desiderata dagli uomini! Da questo al cominciare a pronunciare la parola “Prostituta” con disprezzo il passo è brevissimo e anzi, aspetta un attimo! Mettendola così viene anche ridimensionata la colpa di noi uomini nell’offendere qualsiasi donna col generico termine “Puttana”… non abbiamo fatto altro che fare nostra un’offesa che le donne hanno inventato per altre donne che invidiavano
Alfred: Hai fatto centro John: io non avrei saputo usare parole migliori.
John: Pensare controcorrente fa proprio bene alla mente.
Alfred: Certo non sempre si arriva a qualcuno di buono, ma di sicuro si arriva a qualcosa di nuovo.

ps: L’idea per questo dialogo mi è venuta mentre stavo leggendo Il Vangelo Secondo Gesù Cristo, di Saramago (la parte sulla Maddalena soprattutto).

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