Il Sapere Cumulativo

C’è almeno un problema cui sono interessati tutti gli uomini che pensano: quello di comprendere il mondo in cui  viviamo; e quindi noi stessi (che siamo parte di quel mondo) e la conoscenza che ne abbiamo. Tutta la scienza, a mio avviso, è cosmologia e l’aspetto che trovo interessante nella filosofia, non meno che nella scienza, è l’audace sforzo volto a incrementare la conoscenza del mondo e la teoria ad essa relativa. (…) Dal mio punto di vista, tanto la filosofia che la scienza perdono ogni attrattiva quando abbandonano questo genere di ricerca – quando, cioè, diventano specialistiche e cessano di interrogare gli enigmi del mondo. La specializzazione può essere una tentazione per lo scienziato; per il filosofo è un peccato mortale.
– K. R. Popper, Congetture e confutazioni

Questo pensiero ha DAVVERO senso?

Ieri ho fatto una chiacchierata con un professore di fisica-matematica della Sapienza e della nostra conversazione (ero andato a farmi chiarire dei dubbi su argomenti che non interessano nessuno in questa sede) mi ha colpito un passaggio che, più o meno, è andato così:

Prof. M.: Oggi noi siamo costretti a correre come dei pazzi nello svolgimento del programma ministeriale. C’è troppa roba da fare e troppo poco tempo.
Io: Beh, trenta anni fa immagino che si aveva molto più tempo per digerire un argomento prima di passare a quello successivo…
Prof. M.: Infatti. Voi oggi vi trovate al terzo anno a fare cose che noi studiavamo all’ultimo anno, se ci arrivavamo sani e salvi.
Io: Quindi non è solo una mia impressione quella di procedere per “grandi balzi” nello studio, invece che tramite un processo graduale.
Prof. M.: No no, è proprio così.

Ok, tant’è. Ma questa riflessione mi ha portato poi (oggi) a fare il punto della situazione accademica di quelle che sono le discipline “cumulative”.

Che significa cumulative? Significa banalmente che se vuoi arrivare a capire quello che si tratta OGGI in quella disciplina devi partire dall’inizio! (per esempio, se vuoi provare a cimentarti nello studio di una funzione, non puoi non conoscere la differenza tra numeri naturali, relative, razionali, irrazionali e complessi…)

Cumulative: cioè mattone dopo mattone… Non si può iniziare a costruire una casa dal tetto. Si comincia sempre dalle fondamenta e si finisce col tetto. Sempre. Senza eccezione. Magari sei un genio, e quindi per te il processo di apprendimento durerà di meno, ma dovrai affrontare gli stessi steps di chiunque altro.

Perfetto. Questo significa che una disciplina è cumulativa, ma facciamo anche un esempio di una materia NON cumulativa, giusto per aver perfettamente chiaro quello di cui vi sto parlando. Lo studio della letteratura (ora qualcuno mi ammazza) è largamente NON cumulativo: posso cioè prendere le opere di leopardi ed entrare nel suo universo senza dover conoscere tutta le letteratura precedente indiana o cinese. E’ evidente che la letteratura è ancorata ad un paese specifico, ad una lingua particolare. La scienza no.

Ovvio no? Benissimo: andiamo avanti.

Matematica, Fisica, Chimica, Biologia, etc. sono discipline cumulative e questo significa che per ogni nuova scoperta che viene fatta i libri di testo di chi si iscrive all’università diventano sempre più lunghi e complessi. Nuove scoperte, fatte in nome del metodo scientifico, significano che quello che prima era l’ultimo capitolo del libro diventa di colpo il penultimo… e così via.

Si capisce che, col passare degli anni/decenni/secoli la lunghezza dei libri cresce sempre di più (e non cresce linearmente, ma esponenzialmente!!!).

Embè? (direte voi) Che problema c’è?

C’è che la vita media di un uomo si innalza di pochi anni ogni secolo, e avrà un limite fisico (a meno di fantascientifiche ipotesi ibrido-tecnologiche) che non potrà superare facilmente.

Fatemi essere più chiaro: uno studioso di qualsiasi disciplina nell’800 poteva sperare di riuscire ad abbracciare coi suoi studi tutto lo “scibile” della materia che lo interessava. Oggi questo è assolutamente impossibile. Oggi uno studioso può sperare di riuscire ad apprendere al massimo una branca della disciplina che lo interessa (basta pensare un attimo alla differenza tra un fisico “teorico” e un fisico “sperimentale” per rendersi conto della portata della situazione: non solo… all’interno della fisica teorica stessa ci sono tanti indirizzi diversi che hanno poco da dirsi l’un l’altro!!).

Questo che significa, in soldoni?

Che col passare del tempo uno studioso sarà costretto ad avere lacune sempre più grandi sulle fondamenta per sperare di riuscire ad arrivare a studiare l’avanguardia della sua disciplina in un’età ancora utile alla comunità scientifica (entro i 30/40 anni).

Sembra impossibile da credere, eppure la naturale evoluzione del metodo di studio sarà che (sparo numeri a caso) tra 200 anni un laureato in fisica non conoscerà (faccio per dire) l’analisi matematica perché si limiterà ad utilizzare programmi che “fanno-tutto-da-soli” senza dover studiare la teoria che ne sta alla base.

E cosa c’è di male in questo?

Niente, è solo che quando parlo con qualcuno della “vecchia guardia” che mi dice “Aaah… ai miei tempi le cose si studiavano molto più approfonditamente” io non posso fare a meno che rispondergli “Eeeeh… ai tuoi tempi non c’era praticamente un cazzo da studiare, lo credo bene

Concludendo, è completamente inutile/anacronistico/assurdo schierarsi col “vecchio metodo di studiare le cose” perché, di nuovo un esempio, 50 anni fa in fisica non si aveva idea di cosa fosse un computer mentre oggi le simulazioni al computer sono parte integrante della fisica (sia teorica che sperimentale) e quindi uno studente di fisica deve apprendere anche questa nuova materia (la programmazione), ben più importante di sviscerare tutti i casi possibili del movimento di un corpo rigido, semi-rigido, vincolato, semi-vincolato, eccetera.

A pensarci bene questo post potevo riassumerlo così:

Fanculo ai nostalgici dell’insegnamento scientifico.

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