Alfred e John – Il mestiere più antico del mondo

Prefazione

Alfred e John sono due amici di vecchia data, il cui passato e presente sono volutamente inseriti tra le righe dei loro dialoghi: lo scopo degli episodi è proprio quello di lasciare al lettore la possibilità di farsi un’idea del tipo di persone che sono i due protagonisti, a partire da quello che dicono. E’ volutamente omessa ogni descrizione delle ambientazioni, ogni sfumatura emotiva, ogni aspetto che non sia il dialogo, nudo e crudo: le poche righe che aprono ogni pezzo servono solo per dare al lettore una vaga idea della location in cui si svolge il presente dialogo.

IL MESTIERE PIU’ ANTICO DEL MONDO

Due amici sono in macchina, nel cuore della notte. Ad un certo punto, sulla strada di casa, attraversano una via frequentata da diverse ragazze poco vestite.

Alfred: Ci fermiamo?
John: Ma va’? Non pensavo fossi tipo da sesso a pagamento
Alfred: E cos’è che te lo faceva escludere?
John: Non so… il tuo modo di pensare, sempre aperto e anticonformista, immagino.
Alfred: E non ci vedi niente di anticonformista nel fatto che una donna si faccia pagare per il suo corpo?
John: No, assolutamente no. Ci sarà pur un motivo se lo chiamano ‘il lavoro più antico del mondo’, no?
Alfred: Hai ragione più di quanto tu stesso non creda, amico mio
John: In che senso?
Alfred: Nel senso che oggi è proprio come dici tu: non c’è davvero niente di anticonformista nella scelta di una donna di prostituirsi, e infatti la mia era una battuta. Credevo che mi conoscessi abbastanza bene ormai, ma forse mi sbagliavo.
John: Eddai Al! Sei tu quello che si diverte a fare sempre il bastian contrario. Poi non ti stupire se la gente ti prende sul serio quando dici qualcosa che va contro il loro modo di pensare
Alfred: Riesci sempre a incastrarmi John, e solo una persona che mi conosce profondamente bene potrebbe farlo. Te ne do atto.
John: Ecco. Aspetta un attimo però… prima hai detto che il degrado della prostituzione è legato ai tempi che corrono. Oggi, hai detto, non c’è niente di anticonformista in una donna che decide di vendere il proprio corpo… Vuol dire che prima lo era?
Alfred: Beh sì, anche se bisogna andare molto indietro nel tempo… considerando anche che la maggior parte delle ragazze che abbiamo visto prima non lo fa di propria scelta, ma questo è un altro discorso: io mi stavo riferendo esplicitamente a quelle prostitute che scelgono da sole la propria professione.
John: E perché? Quelle sarebbero anticonformiste secondo te?
Alfred: Non lo sono, infatti. Oggi quella è la via più facile per mettersi da parte un mucchio di soldi: lo trovi ad ogni angolo uno schifoso capo di governo pronto a pagare per del sesso facile. Anche se ci sono due categorie di persone che girano intorno al mondo della prostituzione che non riesco a biasimare nemmeno al giorno d’oggi…
John: E chi sarebbero? Sentiamo…
Alfred: Alla prima categoria appartengono tutti quegli uomini contro i quali la natura, o Dio, si sono accaniti formandone persone davvero poco piacevoli da guardare. Persone che, purtroppo, con molta probabilità morirebbero vergini, con l’unica “colpa” di essere sgradevoli alla vista…
John: E la seconda categoria?
Alfred: Questa è più interessante: è formata da tutte le ragazze e i ragazzi che si prostituiscono il venerdì e il sabato sera nei night club per pagarsi l’università… non sono ancora sicuro del mio giudizio, ma ogni volta che ci penso non posso fare a meno di provare solidarietà per il loro operato!
John: Sì va bene, ma non ci trovo niente di differente tra una ragazza che si prostituisce per pagarsi l’università e una che si prostituisce per comprarsi la macchina.
Alfred: Eppure la differenza c’è, ed è notevole anche!
John: Addirittura “notevole”?
Alfred: Pensaci. Una che ci si paga la macchina, ci si paga anche le bollette, la spesa, la casa… per lei la prostituzione è una scelta definita: è il suo modo di guadagnare…
John: …mentre per la ragazza del NightClub la prostituzione è solo un mezzo per poter studiare.
Alfred: Esatto. Una volta presa la laurea la ragazza, o il ragazzo, in questione sarà finalmente libero di mostrare quanto vale il suo impegno intellettuale.
John: Anche perché, diciamoci la verità, a fare del buon sesso imparano più o meno tutti: non è che si dia dimostrazione di gran valore se l’unica cosa che sappiamo fare è una cosa che sanno fare tutti per natura. Sì può essere particolarmente bravi, ma niente che non si raggiunga con un po’ di esperienza.
Alfred: Precisamente. Ed è proprio questo il motivo per cui ai nostri figli cerchiamo di insegnare l’impegno e lo studio: a posare nudi per qualche migliaio di euro sono capaci tutti, mentre per realizzare qualcosa di intellettuale ci vuole ben altro
John: Ok, ma torniamo al discorso iniziale… ormai sono troppo curioso di saperlo: a quale periodo fai risalire la prostituzione come atto anticonformista?
Alfred: Senz’altro a prima dell’avvento di Cristo, nostro salvatore… erano proprio gli albori della civiltà. Ti dicono niente le parole “Tu uomo, lavorerai con sudore e tu, donna, partorirai con dolore” ?
John: É la Bibbia no?
Alfred: Già… l’uomo lavora, la donna mette al mondo i figli e bada alla prole e alla casa. Oggi la sola idea che qualcuno possa pensarla ancora così ci fa accapponare la pelle, ma 4000 anni fa era naturale pensare una cosa del genere: io, uomo, lavoro e mantengo te… te, donna, in quanto inetta a sopravvivere da sola, mi sei debitrice e, non avendo niente con cui ripagarmi, mi appartieni di diritto!
John: Che cosa tremenda…
Alfred: Il fatto è che oggi io e te siamo convinti che una donna possa scegliere autonomamente se dedicarsi alla casa o alla carriera, senza alcuna costrizione imposta dall’alto, almeno in linea teorica. Purtroppo però il gene cattolico-casalingo è ancora lungi dall’essere estirpato dal nostro corredo culturale
John: Comincio a capire dove vuoi andare a parare, credo
Alfred: Vediamo… dove voglio andare a parare, secondo te?
John: Beh, al fatto che nel 4000 avanti Cristo non è che ci fosse tanta alternativa per una donna che volesse rendersi autonoma
Alfred: Esattamente! Una donna che, purtroppo o per fortuna, perdeva il marito… o che fosse costretta ad abbandonare il suo villaggio in seguito ad accuse infondate… o che, ancora, non avesse la tanto celebrata dote per “meritarsi” un marito che si prendesse cura di lei… tutte loro avevano un’unica possibilità di sopravvivere nell’ostile mondo che gli si apriva dinanzi…
John: E cioè prostituirsi
Alfred: Almeno questo è ciò che penso io. In qualche modo sono portato a credere che l’origine della prostituzione potrebbe essere visto come l’antenato delle moderne rivendicazioni di autonomia fatte dal movimento femminista.
John: Addirittura?
Alfred: Pensaci: sei una donna senza niente che ti appartenga, non hai qualcuno che ti possa sostenere, e il lavoro duro nei campi non ti rende come rende ad un uomo, sia perché sei fisicamente più debole sia perché, soprattutto, come donna avevi diritto ad un salario enormemente più basso. Era già tanto se ti davano un posto in cui dormire e il pane quotidiano
John: Quindi o rimanevi schiava a vita o ti prostituivi e, per così dire, ti “mettevi in proprio”…
Alfred: Fa uno strano effetto sentirlo dire, ma credo proprio di sì. Capisci ora perché cinque minuti fa ti ho detto che a chiamarlo “il lavoro più antico del mondo” avevi più ragione di quanta non ne credessi? Per quanto riguarda la storia del lavoro femminile, quello che oggi viene chiamato ‘Diritto al Lavoro’, è il discendente diretto dell’attivita delle prime prostitute.
John: Mi sembra così assurdo
Alfred: Secondo te perché il primo insulto che viene sempre in mente quando si deve offendere una donna è proprio “Puttana”??
John: Non ci ho mai pensato, a dir la verità. Credo che sia semplice maschilismo: l’uomo che rimorchia è un Don Giovanni, mentre la donna che lo fa è una zoccola
Alfred: No caro mio, non è così banale!
John: Tu cosa pensi?
Alfred: Io penso che l’insulto ci viene in mente in maniera così rapida perché è storicamente radicato nel nostro modo di pensare il mondo e, in particolare, la donna
John: Uhm… non ti seguo
Alfred: Immagina sempre la nostra ipotetica prostituta di 4000 anni fa: abitando nello stesso villaggio in cui abitano tantissime altre donne, tutte di proprietà di qualcuno, lei è l’unica che può decidere da sola della sua vita. Ha bisogno di una pecora? Se la compra senza chiedere niente a nessuno… desidera un vestito nuovo? Se lo compra, senza chiedere il permesso al marito, o al padre… Sono disposto a scommettere che nel villaggio fosse anche l’unica donna a potersi permettere una casa propria, senza nessuno a dirle cosa fare o come farlo
John: Mi stai forse suggerendo l’idea che la nostra prostituta fosse libera a tal punto dalla schiavitù domestica, da scatenare addirittura l’invidia e il disprezzo delle altre donne del villaggio?
Alfred: Ne sono pienamente convinto. Sì.
John: E che quindi, in qualche modo, l’insulto “Puttana” abbia radici femminili?
Alfred: Del tutto femminili. Anche perché, pensaci un attimo, quando ancora la prostituzione era agli albori della sua storia, che motivo avrebbe mai avuto un uomo per offendere la sua amante domenicale? Nessuno lo obbligava ad andare da lei, anzi… era addirittura disposto a pagare per giacere con essa anche solo poche ore
John: Cazzo hai proprio ragione… e quindi le altre donne non solo la guardavano con invidia a causa della sua totale libertà… erano pure costrette a sopportare il fatto che i loro mariti preferivano pagare un’altra donna invece di fare l’amore con loro. É naturale che la disprezzassero oltre ogni limite, aveva tutto quello che loro potessero desiderare: sia la libertà ché l’essere desiderata dagli uomini! Da questo al cominciare a pronunciare la parola “Prostituta” con disprezzo il passo è brevissimo e anzi, aspetta un attimo! Mettendola così viene anche ridimensionata la colpa di noi uomini nell’offendere qualsiasi donna col generico termine “Puttana”… non abbiamo fatto altro che fare nostra un’offesa che le donne hanno inventato per altre donne che invidiavano
Alfred: Hai fatto centro John: io non avrei saputo usare parole migliori.
John: Pensare controcorrente fa proprio bene alla mente.
Alfred: Certo non sempre si arriva a qualcuno di buono, ma di sicuro si arriva a qualcosa di nuovo.

ps: L’idea per questo dialogo mi è venuta mentre stavo leggendo Il Vangelo Secondo Gesù Cristo, di Saramago (la parte sulla Maddalena soprattutto).

Alfred e John – La paura di Dio

Prefazione

Alfred e John sono due amici di vecchia data, il cui passato e presente sono volutamente inseriti tra le righe dei loro dialoghi: lo scopo degli episodi è proprio quello di lasciare al lettore la possibilità di farsi un’idea del tipo di persone che sono i due protagonisti, a partire da quello che dicono. E’ volutamente omessa ogni descrizione delle ambientazioni, ogni sfumatura emotiva, ogni aspetto che non sia il dialogo, nudo e crudo: le poche righe che aprono ogni pezzo servono solo per dare al lettore una vaga idea della location in cui si svolge il presente dialogo.

LA PAURA DI DIO

Le otto e mezzo, quando il sole inizia a nascondersi dietro i palazzi. Due amici chiacchierano seduti al tavolo di un bar, ormai deserto.

John: Come scusa?
Alfred: Come sarebbe “Come scusa?” Non mi ascoltavi?
John: Non è che non ti ascoltavo… è che il tramonto del sole mi ha distratto, tutto qui. che dicevi?
Alfred: Uhm… Sai John? mi hai fatto tornare in mente una cosa su cui riflettevo tempo fa…
John: Di che si tratta?
Alfred: Pensavo… quando Dio creò l’uomo, perchè l’avrebbe dotato dei cinque sensi?
John: Bè, immagino che l’abbia fatto per permettergli di percepire ciò che lo circonda. Dico male?
Alfred: No John, non dici male. Dici poco. Immagina la tua vita senza la vista… poco fa, per esempio, non ti saresti distratto a guardare il tramonto e avresti avuto modo di ascoltarmi bene e di capire a fondo quello che avevo da dirti. Oppure immagina la tua vita senza l’udito: ora stai ascoltando attentamente quello che io ti sto dicendo e così perdi di vista tutto il mondo che ti circonda… nel caso in cui ora un ladruncolo afferrasse il tuo portafogli appoggiato sul tavolo non saresti pronto per fermarlo in tempo. Quindi, ancora una volta, il tuo udito ti sta distraendo da ciò che ti circonda. Lo stesso vale per il tatto, l’olfatto e il gusto: paradossalmente ogni volta che utilizziamo uno dei cinque sensi ci distraiamo dal mondo che ci circonda per percepire solo una parte di esso, escludendo tutto il resto. Per cui, per completare la tua risposta di prima, io direi che Dio ha fornito all’uomo i cinque sensi per permettergli di percepire ciò che lo circonda, ma solo un poco per volta e mai in modo unitario.
John: Alfred… non ha senso. Perchè Dio dovrebbe limitare le possibilità dell’uomo da lui creato?
Alfred: John la risposta è semplice: quando si parla di “Dio” si parla di qualcosa di assoluto in ogni sua particolarità, giusto? E, se non sbaglio, nella Bibbia è scritto che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza… Ecco: io penso che sia proprio qui la risposta: tutto sta nella parola “somiglianza”. Dio in un primo momento creò degli esseri basandosi sulla sua immagine, o essenza, ma poi, rendendosi conto delle loro potenzialità, conferì loro cinque sensi differenti. In effetti, così su due piedi, mi viene da pensare che Dio avrebbe anche potuto dotare l’uomo di un solo organo di senso in grado di fargli percepire tutto il mondo assieme, nello stesso momento.
John: Mi dispiace Alfred, ma non ti seguo. Eppure stavolta ero attento…
Alfred: Uhm… cercherò di essere più chiaro: se Dio avesse voluto permettere agli uomini di percepire tutto ciò che li circonda in modo unitario, senza distinguere cioè tra ciò che si vede, ciò che si tocca, ciò che si gusta… avrebbe potuto benissimo, al momento della creazione, dotarli di un solo organo recettore in grado di recepire tutto assieme, no?
John: E fino qui ci sono. Ma perché dicevi prima che Dio avrebbe voluto “distrarre” l’uomo?
Alfred: D’accordo: fin qui ci siamo arrivati. Ora, prima di rispondere alla tua domanda, bisogna ragionare in questa direzione: da che cosa Dio vuole distrarre l’uomo? Possedendo la risposta a questa domanda sarà facile rispondere a quella che hai fatto tu. Allora, dicevamo, da che cosa Dio ha cercato di distrarre l’uomo? Io sono convinto che Dio abbia conferito all’uomo i cinque sensi per distrarlo dal suo potere intrinseco, causato dal fatto che l’uomo stesso è stato creato a immagine e somiglianza dell’essere supremo. L’uomo è in potenza Dio, ma in atto sarà sempre inferiore ad esso proprio perché dotato, a differenza sua, dei cinque sensi.
John: Il potere intrinseco all’uomo di cui parli… di che potere si tratta?
Alfred: Bè, è senz’altro qualcosa che Dio in persona teme. E cos’è che Dio potrebbe temere al tal punto, da doverne distrarre costantemente l’oggetto ultimo della sua creazione, ovvero l’uomo?
John: Che gli uomini lo dimentichino.
Alfred: Esatto John. Hai centrato in pieno il problema. Se gli uomini non avessero cinque sensi differenti ma un solo senso unitario riuscirebbero a percepire il mondo in modo univoco e arriverebbero a comprendere appieno la propria posizione, il proprio potere e le proprie infinite possibilità… e così facendo si eleverebbero giustamente ed inevitabilmente al livello occupato sino ad oggi solo da Dio in persona che, di rimando, finirebbe con l’essere spodestato e dimenticato.
John: Non so se ho capito appieno, ma temo di doverti dare ragione.
Alfred: Mica dai ragione a me: la dai al grande Charles! È grazie a lui se non dobbiamo preoccuparci di chi sia il nostro creatore: nessun creato, nessun creatore.

Il credo dell’ateo

Trova le differenze!

Credo cattolico: Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, dalla stessa sostanza del Padre. Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture ed è salito al Cielo e siede alle destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo Regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. *Amen*

Il mio credo: Credo in un solo amore, sesso-dipendente, fatto non in cielo ma in terra, con persone visibili o invisibili.
Credo in un solo sesso, anche fatto in tre, grazie a Dio, nato dalla madre prima che incontrasse il padre: dito da dito, lingua da lingua, dildo vero da dildo vero, esagerato, non pensato, della stessa sostanza dello yogurt. Per mezzo di lui tutte le cosce sono state penetrate. Per noi vogliosi e per la nostra gaiezza, grazie al cielo, e per opera del preservativo santo, facilitato dalle miccie di vergine marijuana quando si è fatti per bene. É una vera gioia per noi sotto il cielo stellato, godi e rimani assorto. Il terzo, poi, chi l’ha chiamato? Secondo i Sorcini non era stato considerato… E di nuovo verremo, nel godimento, per sentirci vivi e non morti, e il nostro orgasmo non avrà fine.
Credo nel preservativo santo, che dall’HIV ti protegge la vita, senza farlo passare dal padre al figlio e con il pene e la vagina è adorato e glori-ficcato, e da il permesso e il mezzo agli sconosciuti. Credo il petting, lento, serio piacevole e appagante.
Professo l’orgasmo multiplo per la gloria dei peccati e aspetto l’approvazione di molti e la vita nell’orgia che verrà. *Godo*

Il Sapere Cumulativo

C’è almeno un problema cui sono interessati tutti gli uomini che pensano: quello di comprendere il mondo in cui  viviamo; e quindi noi stessi (che siamo parte di quel mondo) e la conoscenza che ne abbiamo. Tutta la scienza, a mio avviso, è cosmologia e l’aspetto che trovo interessante nella filosofia, non meno che nella scienza, è l’audace sforzo volto a incrementare la conoscenza del mondo e la teoria ad essa relativa. (…) Dal mio punto di vista, tanto la filosofia che la scienza perdono ogni attrattiva quando abbandonano questo genere di ricerca – quando, cioè, diventano specialistiche e cessano di interrogare gli enigmi del mondo. La specializzazione può essere una tentazione per lo scienziato; per il filosofo è un peccato mortale.
– K. R. Popper, Congetture e confutazioni

Questo pensiero ha DAVVERO senso?

Ieri ho fatto una chiacchierata con un professore di fisica-matematica della Sapienza e della nostra conversazione (ero andato a farmi chiarire dei dubbi su argomenti che non interessano nessuno in questa sede) mi ha colpito un passaggio che, più o meno, è andato così:

Prof. M.: Oggi noi siamo costretti a correre come dei pazzi nello svolgimento del programma ministeriale. C’è troppa roba da fare e troppo poco tempo.
Io: Beh, trenta anni fa immagino che si aveva molto più tempo per digerire un argomento prima di passare a quello successivo…
Prof. M.: Infatti. Voi oggi vi trovate al terzo anno a fare cose che noi studiavamo all’ultimo anno, se ci arrivavamo sani e salvi.
Io: Quindi non è solo una mia impressione quella di procedere per “grandi balzi” nello studio, invece che tramite un processo graduale.
Prof. M.: No no, è proprio così.

Ok, tant’è. Ma questa riflessione mi ha portato poi (oggi) a fare il punto della situazione accademica di quelle che sono le discipline “cumulative”.

Che significa cumulative? Significa banalmente che se vuoi arrivare a capire quello che si tratta OGGI in quella disciplina devi partire dall’inizio! (per esempio, se vuoi provare a cimentarti nello studio di una funzione, non puoi non conoscere la differenza tra numeri naturali, relative, razionali, irrazionali e complessi…)

Cumulative: cioè mattone dopo mattone… Non si può iniziare a costruire una casa dal tetto. Si comincia sempre dalle fondamenta e si finisce col tetto. Sempre. Senza eccezione. Magari sei un genio, e quindi per te il processo di apprendimento durerà di meno, ma dovrai affrontare gli stessi steps di chiunque altro.

Perfetto. Questo significa che una disciplina è cumulativa, ma facciamo anche un esempio di una materia NON cumulativa, giusto per aver perfettamente chiaro quello di cui vi sto parlando. Lo studio della letteratura (ora qualcuno mi ammazza) è largamente NON cumulativo: posso cioè prendere le opere di leopardi ed entrare nel suo universo senza dover conoscere tutta le letteratura precedente indiana o cinese. E’ evidente che la letteratura è ancorata ad un paese specifico, ad una lingua particolare. La scienza no.

Ovvio no? Benissimo: andiamo avanti.

Matematica, Fisica, Chimica, Biologia, etc. sono discipline cumulative e questo significa che per ogni nuova scoperta che viene fatta i libri di testo di chi si iscrive all’università diventano sempre più lunghi e complessi. Nuove scoperte, fatte in nome del metodo scientifico, significano che quello che prima era l’ultimo capitolo del libro diventa di colpo il penultimo… e così via.

Si capisce che, col passare degli anni/decenni/secoli la lunghezza dei libri cresce sempre di più (e non cresce linearmente, ma esponenzialmente!!!).

Embè? (direte voi) Che problema c’è?

C’è che la vita media di un uomo si innalza di pochi anni ogni secolo, e avrà un limite fisico (a meno di fantascientifiche ipotesi ibrido-tecnologiche) che non potrà superare facilmente.

Fatemi essere più chiaro: uno studioso di qualsiasi disciplina nell’800 poteva sperare di riuscire ad abbracciare coi suoi studi tutto lo “scibile” della materia che lo interessava. Oggi questo è assolutamente impossibile. Oggi uno studioso può sperare di riuscire ad apprendere al massimo una branca della disciplina che lo interessa (basta pensare un attimo alla differenza tra un fisico “teorico” e un fisico “sperimentale” per rendersi conto della portata della situazione: non solo… all’interno della fisica teorica stessa ci sono tanti indirizzi diversi che hanno poco da dirsi l’un l’altro!!).

Questo che significa, in soldoni?

Che col passare del tempo uno studioso sarà costretto ad avere lacune sempre più grandi sulle fondamenta per sperare di riuscire ad arrivare a studiare l’avanguardia della sua disciplina in un’età ancora utile alla comunità scientifica (entro i 30/40 anni).

Sembra impossibile da credere, eppure la naturale evoluzione del metodo di studio sarà che (sparo numeri a caso) tra 200 anni un laureato in fisica non conoscerà (faccio per dire) l’analisi matematica perché si limiterà ad utilizzare programmi che “fanno-tutto-da-soli” senza dover studiare la teoria che ne sta alla base.

E cosa c’è di male in questo?

Niente, è solo che quando parlo con qualcuno della “vecchia guardia” che mi dice “Aaah… ai miei tempi le cose si studiavano molto più approfonditamente” io non posso fare a meno che rispondergli “Eeeeh… ai tuoi tempi non c’era praticamente un cazzo da studiare, lo credo bene

Concludendo, è completamente inutile/anacronistico/assurdo schierarsi col “vecchio metodo di studiare le cose” perché, di nuovo un esempio, 50 anni fa in fisica non si aveva idea di cosa fosse un computer mentre oggi le simulazioni al computer sono parte integrante della fisica (sia teorica che sperimentale) e quindi uno studente di fisica deve apprendere anche questa nuova materia (la programmazione), ben più importante di sviscerare tutti i casi possibili del movimento di un corpo rigido, semi-rigido, vincolato, semi-vincolato, eccetera.

A pensarci bene questo post potevo riassumerlo così:

Fanculo ai nostalgici dell’insegnamento scientifico.

Berserk: a che punto siamo?

Gatsu

“Il prezzo di un’ambizione troppo grande è la propria rovina”

ps: e speriamo che non sia il caso di Berserk, qatso!

Tanti sono i lettori di Berserk e quindi ho pensato di fare un riassunto di quello che in tutto il mondo è il morale dei fan fomentati riguardo a questo fumetto che, nonostante gli alti e bassi, resta uno dei migliori di sempre: sia secondo la critica, che secondo gli stessi fans.

I disegni: Senza ombra di dubbio i disegni che caratterizzano Berserk sono tra i migliori sul mercato e, per chi non l’avesse notate, sottolineo il fatto che la loro fattura è costantemente migliorata dal 1990 (anno d’uscita del fumetto) in poi: oggi ogni tavola è praticamente un capolavoro da incorniciare e appendere in camera (non voglio sentire storie) con l’ammirazione dovuta a un vero e proprio perfezionista e maniaco della precisione: su Berserk, come su pochissimi altri fumetti, si nota la cura dei particolari e degli ambienti, spesso lasciati un po’ in disparte dall’autore, che preferisce invece concentrarsi sui protagonisti e sulle loro azioni (scelta stilistica? io credo di no: è dovuta alla pressione di dover far uscire un numero al mese, imposta dalla maggior parte della case editrici, purtroppo..)

Quando utilizzo la parola “capolavoro” non dico così per dire: dopo essere arrivato per 4 edizioni consecutive alle finalissime per l’assegnazione del prestigioso Osamu Tezuka Cultural Prize, ovvero la cerimonia che premia il manga giapponese di miglior qualità, Miura si è visto assegnare il premio “Award for Excellence” (un modo alternativo di dire “secondo classificato” sorpassato dall’illustre collega Takehiko Inoue, autore del pregiatissimo Vagabond (rispetto anche per questo mostro del disegno a mano libera!).
ps: provate a confrontare i disegni del primo fumetto con quelli del 69esimo (o 34-esimo dell’edizione collection).. OMMIODDIOCHEDIFFERENZA!

La storia: Una volta che ci si riprende dallo shok per i disegni, quello che colpisce di questo manga seinen (che in giapponese significa “per maggiorenni”) è l’originalità della storia: una notevole tragedia che lo mette al culo al miglior Shakespeare capace di farci identificare col protagonista fin dalle prime pagine e di soffrire assieme a lui tutto il suo viaggio (sia interiore che “fisico”) verso l’abisso infernale, che dura ormai da quasi 70 fumetti e da più di 20 anni..

[Non intendo fare un riassunto della storia perché sarebbe troppo lungo e anche perché se ne trovano a decine in rete, anche ben fatti.. inoltre secondo me non c’è niente da riassumere nel raccontarla: i particolari rilevanti sono talmente tanti, e i riferimenti alla filosofia sono talmente calzanti (uno su tutti: ilsuperuomo e l’eterno ritorno dell’uguale di Nietzsche) che tralasciarne uno significa avere un’idea complessiva sballata di alcuni aspetti centrali della vicenda]

Lo stile narrativo: Fin dalle prime pagine il lettore rimane quasi basito dalla crudezza con cui vengono disegnati mutilazioni, stupri, omicidi, etc.. niente censura e niente “sforzo di immaginazione” per capire cosa sta succedendo fuori dall’inquadratura (come fanno molti altri autori): Miura ci trascina per mano in un vortice di violenza che raramente si era vista nei fumetti degli anni ’90 (oggi la cosa è cambiata, ma possiamo tranquillamente attribuire a Miura -e pochi altri- il merito di aver sdoganato la violenza -e il sangue- sui fumetti “per ragazzi”).

Un tempo della storia che parte a mille (Gatsu che ammazza un demone dopo l’altro, la subitanea comparsa della Mano di Dio, etc) per poi rallentare, rallentare, rallentare.. fino quasi a fermarsi (ma le critiche le vediamo dopo) ma che, nonostante tutto, riesce ancora a tenere incollati alle sue pagine milioni di assatanati di sangue lettori in tutto il mondo.

I riferimenti esterni: E’ noto a tutti gli appassionati che Miura sia solito da sempre guarnire i suoi scenari con piccole “perle citazionistiche”, ovvero pezzi di architettura, affreschi, statue, disegni, armature, etc.. prese in prestito da autori di grande fama (Escher, Bernini, Carlo V e Munch, solo per nominarne alcuni) e ridisegnati con la solita precisione maniacale. Spesso non sono neanche al centro della scena: sono chicche sparse qua e là, giusto per deliziare il lettore più attento che, oltre alla storia, si bea anche della cura del disegno.

Le critiche: In tutto il mondo, il pensiero dei fan di berserk si divide in due grandi gruppi: quelli che lo vedono terminare con l’eclissi (e poi perdersi in un fantasy classico coi maghi e i draghi), e quelli che invece confidano nell’abilità dell’autore anche dopo quel momento cruciale che rappresenta la grande chiave di volta di tutto il racconto.

A voler essere obbiettivi la storia poteva tranquillamente concludersi con l’eclissi e la rinascita del quinto membro della Mano di Dio (e infatti la prima serie di Anime -che secondo me lascia molto a desiderare- termina proprio qui), ma se Miura ha deciso di continuare è evidentemente a causa del fatto che c’erano troppi fili narrativi rimasti incompiuti (la storia del cavaliere del teschio, il suo rapporto con Boid, il karma, l’Idea, e potrei continuare..) e che meritavano davvero di essere illustrati a dovere.

Il rimprovero che io gli muovo è che si sta crogiolando nel fatto che possiede ormai milioni di fans e che quindi far trascorrere un anno (o due) tra un numero e l’altro non farà certo perdere attrattiva per il fumetto (ma se così fosse ci sarebbe stato bisogno di continue ristampe? collection, maximum e la black edition?). Mi potrete dire che questo è un giudizio un po’ miope perché in giappone il fumetto ha una scadenza mensile sulla rivista Young Animal, ma io vi risponderei che per un fan leggere 6-7 tavole al mese (ebbene sì, è questo il numero di pagine che vengono stampate mensilmente in giappone) è forse peggio che leggere un volume ogni anno!

L’unica cosa che mi trattiene dall’andare in giappone, rintracciare miura, legarlo ad una sedia ed obbligarlo con la forza a disegnare 27 ore al giorno è che (almeno io confido in questo) quando tutto sarà finito nessuno potrà guardarsi indietro e dire “Certo che Miura dal numero X in poi ha lasciato un po’ andare la cura dei disegni per concludere la storia.. Era meglio se la tirava avanti ancora un po’ mantenendo gli standard dei disegni tali a quelli che gli avevano permesso di essere eletto secondo miglior mangaka di tutto il giappone nel 2002..”

MOAR! Qua c’è il sito di riferimento italiano per quanto riguarda questo fumetto, fateci un salto e non potrete più uscirne!  (occhio agli spoiler!)

Un ultima cosa prima di chiudere: DAI MIURA CHE CE LA POI FA’!!! xD
(e vedi di non deludermi, qatso.. -.- )