Ma è illogico!

“Sia Hitler che Stalin avevano i baffi, perciò l’avere i baffi comporta l’essere malvagi”
– Richard Dawkins

Questo, come tanti altri, è un tipico sillogismo fallace: cioè un’inferenza logica nella quale la conclusione non segue direttamente dalle premesse. Per inferenza logica si intende proprio questo: trarre conclusioni corrette dalle premesse accettate, e cioè tenute per vere.

Detto in termini moderni un sofisma è un’inferenza logica nella quale le conclusioni NON seguono logicamente dalla premesse.
[“sofisma” deriva dal sostantivo “sofista”, che deriva a sua volta dal greco “sophos”, cioè “sapiente”]

Prima di continuare, rinfreschiamoci un po’ la memoria sui due modi più usati in logica per dimostrare, o negare, una proposizione (questo è perfettamente equivalente a dire “..sui due modi più usati in logica per dimostrare la verità o la falsità di una proposizione”). _______________________________________________________________________

Il Modus Ponens

Detto anche affirms by affirming (tradotto in italiano col pessimo “affermando si afferma”).
La forma logica di vederlo espresso nei libri di testo è la seguente:

1° premessa): se A allora B
2° premessa): A
—ergo—
conclusione: B

Esempio pratico:

1° premessa): Se Pippo ha mangiato allora è sazio
2° premessa): Pippo ha mangiato

conclusione: Pippo è sazio
(ovviamente A= Pippo ha mangiato, B= Pippo è sazio)

NB: il modus ponens è proprio il metodo che si usa in matematica per dimostrare la verità di una proposizione. Si enunciano delle premesse e si mostra che la conseguenza segue direttamente da esse.
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Il Modus Tollens

Detto anche denyes by denying (tradotto in italiano col pessimo “negando si nega”).
Di nuovo, la forma logica di vederlo espresso nei libri è la seguente:

1° premessa): se A allora B
2° premessa): nonB
—ergo—
conclusione: nonA

Esempio pratico:

1° premessa): se Pippo ha mangiato allora è sazio
2° premessa): Pippo non è sazio
—ergo—
conclusione: Pippo non ha mangiato
(ovviamente A= Pippo ha mangiato, B= Pippo è sazio)

NB: il modus tollens è un potentissimo artificio che anche in matematica si utilizza quando non riusciamo a dimostrare una cosa per via diretta: a quel punto neghiamo l’affermazione conseguente e dimostriamo di arrivare ad un assurdo (o ad una contraddizione), concludendo che era vero l’opposto di quello che avevamo supposto all’inizio… ma, se vi ricordate, quello che avevamo supposto all’inizio era la negazione di quello che volevamo dimostrare, e quindi abbiamo dimostrato assurda la negazione, rendendo giustificata l’affermazione! (un po’ contorto? fateci l’abitudine se volete imparare a maneggiare un po’ di logica)

Ok, dopo le chiacchiere, passiamo ai fatti.
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Vademecum per non lasciarsi bidonare

Quelle che ho appena specificato sono le due inferenze più usate in logica e, ancor più che in logica, nel linguaggio quotidiano.
Lo scopo di questo articolo è solo quello di illustrare come vengano spesso male utilizzate (o sfruttate, io credo) per accaparrarsi la ragione in “quattr’equattr’otto”… ebbene sì perché ad un interlocutore disattento la conclusione (erronea) sembra essere legata così saldamente alle premesse che finisce col lasciarsi travolgere dalla ragione del suo avversario tanto da rimanere con la bocca aperta a chiedersi “Ma come ho fatto a farmi incastrare?”

Qui sotto vi propongo un esempio del modo più sfruttato (dai politici, dai commercianti, dai pubblicitari, dai preti, etc..) per stuprare la ferrea logica del Modus Ponens:

Immaginatevi il portavoce di un partito ad una riunione cittadina. Ecco quello che potrebbe essere un estratto del suo discorso:
“Che a capo di una nazione ci sia un buon governo è legato al diminuire della criminalità organizzata, e in questi anni la criminalità organizzata ha subito delle perdite enormi.. per cui il merito è tutto del governo in carica, del quale sono un fiero sostenitore!”
[applausi della folla]

Sembra filare tutto, no? Invece, incredibilmente, è tutto sbagliato (o meglio, la conclusione lo è: ma è quello il centro del discorso!)

La frase di prima può essere schematizzata come segue:
1° premessa): se il governo in carica è un buon governo allora la criminalità organizzata diminuirà
2° premessa): la criminalità organizzata è diminuita
—ergo—
conclusione: il governo in carica è un buon governo.

Questo, purtroppo, non si può fare: in tutti i manuali di logica-matematica troverete questo tra gli “errori più comuni” che si possono fare durante il processo di inferenza logica.. questo errore in particolare è così frequente che ha addirittura un nome: affermazione del conseguente.

Formalizzando un po’ otteniamo:

– Se A allora B
– B
—ergo—
– A

[si chiama “affermazione del conseguente” perché, appunto, si afferma la proposizione B che non è la causa di A, ma è la sua conseguenza!]

Un altro esempio:

Se sono un drago a letto allora tutte le donne vogliono avere rapporti sessuali con me
– Tutte le donne vogliono avere rapporti sessuali con me
—ergo—
– Sono un drago a letto

Sbagliato! Tutte quelle che vogliono avere rapporti sessuali con me potrebbero farlo perché sono un ricco sfondato e sperano di riuscire ad ottenere dei favori economici/personale in cambio di sesso.

Tornando all’esempio precedente, quello della mafia, il povero intraprendente oratore non potrebbe MAI E POI MAI concludere che il suo è un buon governo perché durante il suo mandato la criminalità è diminuita: potrebbe darsi, per esempio, che sia in corso una faida particolarmente cruenta tra le varie famiglie da mandare in rovina intere “aziende” mafiose.. chiaro? Bene, andiamo avanti.

Dalle premesse enunciate dal nostro politico si può solo concludere che:
– Se il governo in carica è un buon governo allora la criminalità organizzata diminuirà
– Il governo in carica è un buon governo
—ergo—
– La criminalità organizzata diminuirà

Stop. Non si può concludere altro!

Se il Modus Ponens vi ha lasciato l’amaro in bocca, vi prometto che vi rifarete col suo fratello minore, qua sotto.

Ecco ora il modo più sfruttato (sempre dai soliti politici, commercianti, pubblicitari, preti, etc..) per stuprare la ferrea logica del Modus Tollens:

Sempre nel discorso di prima, il nostro portavoce potrebbe continuare dicendo:
“E non si dovrebbe permettere che gli onesti cittadini vengano privati della loro privacy.. Nessun cittadino onesto deve venire intercettato perché questa è una prassi rivolta ai malviventi.. e noi non permetteremo che ciò accada ai nostri fedeli elettori!”
[applausi del pubblico]

Cerchiamo di vederci chiaro.. il ragionamento è il seguente:
Se sei un malvivente allora puoi essere intercettato
– non sei un malvivente
—ergo—
– non puoi essere intercettato

Formalizzando un po’ otteniamo immediatamente:

– Se A allora B
– nonA
—ergo—
– nonB

Facciamo un altro esempio:

Se sono un drago a letto allora le ragazze vogliono avere rapporti sessuali con me
– Non sono un drago a letto
—ergo—
– Le ragazze non vogliono avere rapporti sessuali con me

Di nuovo: tutto sbagliato! Le ragazze potrebbero comunque fare la fila per avere rapporti sessuali con me perché, di nuovo, potrei essere un riccone sfondato e pagarle profumatamente per ogni loro prestazione. Quello che si può concludere è che SE sono un drago a letto otterrò le mie soddisfazioni sessuali, MA anche nel caso in cui non lo fossi potrei ottenere comunque il risultato sperato tramite altre vie (soldi, successo, aspetto fisico..)

Anche questo è un errore molto frequente, tanto dall’essersi meritato a sua volta un nome: negazione dell’antecedente (indovinate un po’ il perché..)

Dalle premesse enunciate dal nostro politico poco sopra si può solo concludere che:
Se sei un malvivente allora è facile che il tuo telefono sia intercettato
– Il mio telefono non è intercettato
—ergo—
– Non sono un malvivente

Questo (e SOLO questo) è il corretto utilizzo del Modus Tollens.

ps: gli inquisitori invece, da buoni gesuiti e studiosi, utilizzavano appieno la logica durante i loro interrogatori:
Se uno confessa di avere rapporti col diavolo allora noi lo bruciamo.
– Uno confessa di avere rapporti col diavolo
—ergo—
– Lo bruciamo

In conclusione, la potenza della logica formale è talmente stringente che, al variare delle premesse, si può dimostrare (o negare) qualsiasi cosa: per questo prima di fare inferenze di sorta bisogna stare attenti a quali sono le premesse ai discorsi che stiamo facendo. Potrebbe essere che tra le cose che diamo per scontato ci sia qualcosa di profondamente sbagliato. Ad esempio, nella questione delle intercettazioni, secondo me l’unico discorso logico che regge è il seguente:

Se sono un cittadino onesto allora non ho problemi a farmi intercettare
– Ho problemi a farmi intercettare
—ergo—
– Non sono un cittadino onesto

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Rileggere Il Signore degli Anelli

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“Hai letto il suo libro!” gridò Frodo.
– Il Signore degli Anelli, pag 148.

La prima volta che ho letto il Signore degli Anelli avevo 14 anni: fu un grande errore.. stava per uscire al cinema il primo film e quindi volevo provare a immaginare personaggi e luoghi prima di vedere come qualcun altro li avesse immaginati per me… buono il proposito, ma pessima la riuscita: per un quattordicenne (o almeno, per me) l’opera di Tolkien risulta una lettura fin troppo pesante: descrizioni infinite, dialoghi ridondanti, personaggi che si mettono a cantare nelle situazioni più disparate…

Morale della favola abbandonai il libro nel punto in cui Frodo e Sam stanno viaggiando (accompagnati da Gollum) verso Mordor: un pezzo di una lunghezza e di una pallosità più unica che rara, soprattutto se consideriamo il fatto che sono più di 50 pagine subito dopo l’epica battaglia al Fosso di Helm, che non ti permette di posare il libro finché non scopri come va a finire… e subito dopo quel punto comincia la grigia passeggiata solitaria di Frodo e Sam: ho motivo di credere che sia proprio questa parte del libro la più ostica da digerire per un generico lettore che prende per la prima volta in mano questo librone (ricordo che sono più di 1200 pagine).

La seconda volta che lessi il Signore degli Anelli era appena uscito al cinema “Il Ritorno del Re” e dopo averlo visto mi era rimasto come un nodo alla gola, come se avessi lasciato qualcosa di incompiuto… decisi allora di rimettermi a leggere il libro, conoscendo già la “noia” che mi aspettava dopo la grande battaglia al fosso di Helm.

Un po’ perché erano passati 3-4 anni (e quindi ero cresciuto), un po’ perché avevo letto tanti altri libri del genere fantasy (il mio primo tentativo con LoTR, infatti, coincise anche col mio primo libro fantasy!), un po’ perché in cuor mio mi dicevo che dovevo riuscire a finirlo… sta di fatto che terminai di leggere il libro in una settimana e, udite udite, quando arrivai al fatidico “pezzo lento” mi sorprese il fatto che era molto meglio di quanto mi aspettassi! Frodo e Sam uniti da un raro rapporto di amicizia-stima che, abbandonati dai “grandi eroi” riescono comunque ad avanzare tra le mille difficoltà che li ostacolano, da soli e con i loro piccoli piedi pelosi.

Ebbene: se la prima volta avevo sconsigliato la lettura del libro a chiunque, descrivendolo come un libro dalla pallosità unica, dopo la seconda lettura la mia recensione cambiò drasticamente: a chi mi chiedeva consigli rispondevo con una domanda: “Ti piace il genere epico? Ti piace il fantasy?” e a seconda della risposta optavo per un “Forse prima dovresti provare qualcosa di più leggero” oppure, nel caso contrario, rispondevo con un entusiasta “Devi assolutamente leggerlo: a parte che è il romanzo che inaugura il genere fantasy-epico contemporaneo, e poi è la pietra di paragone di tutto il fantasy successivo.. in alcuni passaggi può risultare un po’ pesante, ma vai tranquillo che merita davvero”

Di recente ho terminato di rileggere (per la terza volta) questo libro meraviglioso e la mia percezione è cambiata ancora: ho letteralmente ADORATO ogni singola pagina del capolavoro di Tolkien e me lo sono gustato senza la “smania di finirlo” (che caratterizzò la mia seconda lettura) e ovviamente senza la delusione della mia “prima volta”.

Sono convinto che abbia contribuito alla mia nuova percezione il fatto che tra la seconda e la terza volta si inframezzano almeno quattro letture del Silmarillion, e anche due letture de Lo Hobbit: mentre senza il primo è assolutamente impossibile pensare di comprendere appieno la trilogia (si ha solo un’idea confusa di chi siano realmente molte figure centrali nel racconto: Gandalf, Sauron, Galadriel, Elrond…), senza il secondo non si capiscono solo alcune parti meno importanti (ma è comunque un libro bellissimo: figuriamoci che Palahniuk lo mette nella lista dei 50 romanzi con la migliore apertura).

Non so che dirvi: mi sono emozionato in così tanti punti che elencarli tutti sarebbe logorroico… vi basti sapere che le canzoni che di tanto in tanto Tolkien mette in bocca ai suoi personaggi mi sembravano talmente appropriate che ho sentito la necessità di leggerle in inglese, per vedere come “suonavano”… ho letteralmente amato la figura di Sam (che la prima volta avevo trattato come un idiota e che la seconda avevo trattato come un omosessuale-non-dichiarato) e ho profondamente gustato le lunghissime descrizioni di cui il racconto è farcito: avevo i miei dubbi, infatti, che dopo aver visto e rivisto i tre film potessi comunque godermi il libro per intero, ma mi sono dovuto ricredere assai piacevolmente.

Fatevi tutti un favore: leggete Il Signore Degli Anelli (o ri-leggetelo se l’ultima volta che l’avete letto eravate ancora adolescenti).

Enjoy

ps: mentre scrivevo mi è tornata in mente l’idea che Calvino aveva a proposito della lettura dei classici (la trovate qui)… ebbene, credo proprio che Il Signore degli Anelli rientri in questa definizione.

Non raderti le gambe col rasoio: ti crescerà la barba!

Direttamente dalla sezione depilazione di un noto sito per donne:

Rasoio a lama, o elettrico.
Normalmente la risposta della pelle è quella di una ricrescita accelerata di peli che aumentano sia in numero che di volume.

Ecco: questa cosa l’avrò sentita ripetere un milione di volte, dalle persone più disparate e perfino da coloro che non mi sarei mai aspettato cascassero in un simile luogo comune (lo sanno tutti per cui è vero, no?).

Concedetemi quindi poche righe per smontare questa leggenda metropolitana.

1) Radersi comporta la crescita di un maggior numero di peli 

Solo due lettere: NO !!!

Prima smontiamo il fatto che la rasatura col rasoio faccia aumentare il numero di peli: fare questo è molto facile perché basta sapere che il numero dei nostri follicoli piliferi è lo stesso DAL MOMENTO IN CUI NASCIAMO (a dir la verità da molto prima, ma è lo stesso). Questo significa che per quante volte possiate radervi i peli che vi continueranno a spuntare saranno sempre lo stesso numero! (eccezion fatta per quando, in vecchiaia, il follicolo potrebbe smettere di funzionare)

Infatti, direttamente da un sito di chirurgia estetica (nella fattispecie un sito di chirurgia estetica volta al trapianto di capelli) si legge:

Tutti i follicoli originano durante lo sviluppo fetale e alla nascita il loro numero è quello definitivo.

Ora non cadete in tentazione nell’errore di pensare: “Ma i peli che ho adesso sono molti di più di quelli che avevo a 5 anni…”

Tale obiezione quasi non merita risposta, ma data la mia infinita pazienza vi rivelerò un segreto: NON TUTTE LE VOSTRE FUNZIONI BIOLOGICHE SI MANIFESTANO NELL’INFANZIA (qualcuno ha detto menarca? qualcun altro ha detto eiaculazione? Ecco..)

Fine prima parte.

2) Radersi comporta che i peli ricrescano “più grossi” di prima

Passiamo ora ad esaminare (e sfatare) il mito secondo il quale radersi con il rasoio “indurisce” i peli, o li rende “più forti”, o “più duri”, eccetera..

Solo una parola: COME ?

In apertura di articolo c’è un’immagine che mostra l’anatomia del pelo (e del follicolo, e di tutta un’altra serie di cose che in questo frangente ci interessano poco) ed è EVIDENTE come il rasoio vada ad intaccare solo la parte aerea del pelo (eggià, si chiama così), ovvero quella visibile al di fuori della pelle.

Ora fate un parallelo con le unghie: la parte bianche delle unghie che vi tagliate è la parte morta (passatemi il termine) tanto è vero che non provate alcun dolore quando vi date alla manicure, giusto? Strappare le unghie, invece, pare che sia un dolore senza precedenti, e non a caso era una tortura molto in voga durante l’inquisizione… Detto ciò, non è che poi le unghie ricrescono più forti, più grandi, più robuste: ricrescono e basta, uguali a quelle che avete tagliato.

Con i peli (di cui ricordo i capelli come ottimi esemplari) succede la stessa identica cosa: voi ne tagliate una parte morta, che ormai è uscita alla luce del giorno… come potrebbe questo taglio avere effetti “all’indietro” sulla fisiologia del bulbo pilifero e del follicolo? Semplice: non può.

L’UNICO inconveniente che comporta la rasatura è che sembra che i peli crescano più in fretta, ed ecco il motivo (anche questo banale, bastava pensarci): strappare un pelo fin dalla radice comporta un’ovvio ritardo nella ricomparsa del pelo perché esso deve essere ricostruito da zero (dalla radice, appunto) mentre tagliarlo al livello della pelle comporta che già dopo un paio di giorni si ricomincino a sentire la pelle pizzicare perché il pelo è partito con un discreto vantaggio rispetto ad uno strappato fin dalla radice.

Tutto qui, davvero.

Ah no! C’è un altro inconveniente, dato dal fatto che sembra che i peli tagliati col rasoio crescano più grossi di quelli fatti con la ceretta… Su questo ne possiamo parlare, perché un fondo di verità c’è, ed eccolo qui:

Immaginate il pelo come un cono (il solido geometrico) mooooolto allungato: la parte in basso, che ha la sezione maggiore, è la radice (nascosta dentro la pelle) mentre la parte più in alto, che termina a punta, è proprio la cima del pelo.
Questo è il pelo e, lasciandolo in pace, si svilupperà seguendo più o meno questa geometria (NB: anche strappandolo con le pinzette si ricostituirà nello stesso modo). Invece, quando lo si taglia col rasoio, il pelo che esce dalla pelle non ha la forma di un cono allungato, con la fine a punta, ma sembra piuttosto un cilindro, con anche la parte finale di sezione considerevole: per questo sembra che dopo la rasatura i peli crescano più grossi (ed in parte è vero).

Inoltre c’è anche un altro fattore che contribuisce alla sensazione che col rasoio i peli siano di più, ed è il seguente: i peli, dalla radice, non cominciano a crescere tutti insieme ma alcuni saranno più veloci e altri più lenti, per cui noi li vediamo spuntare “un po’ alla volta”. E la stessa cosa succede ogni volta che li strappiamo con la ceretta. Diverso è il caso del rasoio che, per farla breve, li fa ripartire tutti dallo stesso punto e per questo sembra che ne crescano “molti di più”: semplicemente perché quelli che abbiamo crescono “tutti insieme” appassionatamente.

Conclusione

Quindi, care donne, mettetevi l’anima in pace e radetevi pure senza problemi (e ditelo pure a tutte le vostre amiche): perché soffrire le pene dell’inferno con la ceretta (o, Dio non voglia, il silk-epil) quando posso radermi ogni due giorni sotto la doccia ed avere la pelle liscia come la seta?
(certo se dovete andare in vacanza al mare una settimana è meglio farsi la ceretta così vi evitate il rasoio in valigia e non dovrete guardarvi le gambe ogni 24 ore… semplice questione di comodità)

ps: in più, se fosse vero, avremmo risolto anche tutti i problemi di calvizie degli uomini: basterebbe rasarsi la testa ogni due giorni per qualche anno e così saremmo sicuri che da vecchi i nostri capelli cresceranno più sani e forti che mai… no? NOOOO!!

Le tre età della donna

Personaggi:

Donna anziana: N.
Donna giovane: S.
Bambina: U. 


Una donna, con una bambina tenuta per mano, si avvicina ad un portone di una bella villetta e suona il campanello: *din-don*

Passi che si avvicinano alla porta, dall’interno della casa.

N: Chi è?
S: Ciao mamma, siamo noi.
N: Un attimo vi apro..
Rumore di chiavistelli. Poi la porta si apre e dall’altra parte compare una signora in età avanzata, ma ancora di bell’aspetto.
N: Ma guarda un po’.. ecco la mia nipotina preferita!
U: AUGURI NONNA!!!
La piccola le salta in braccio.
S: Sono dieci giorni che mi ricorda che oggi è il tuo compleanno.. come stai?
La nonna chiude la porta e il trio si dirige verso la cucina.
N: I soliti acciacchi della mia età, ma è tutto sotto controllo. E tu piuttosto?
S: Sto bene..
N: Come vanno le cose a casa?
S: A casa non va mai bene per una madre single.
La donna anziana lancia uno sguardo intimidatorio alla figlia e si rivolge alla nipotina, dopo averla posata a terra.
N: Su vai a guardare i micetti appena nati. Ma attenta a non tirarli fuori dalla cesta che la loro mamma si arrabbia.
La bambina sorride compiaciuta e si dirige trotterellando verso il retro.
N: Non ricominciare con questa idiozia dell’assenza di miglioramenti!
S: Mamma ti prego! Non mi va di litigare sempre sugli stessi argomenti. Credimi: verrà il giorno in cui dovrò dire a mia figlia la verità, e ho già paura..
N: Stai tranquilla, lei capirà..
S: Io non so come fai a stare sempre così in pace con l’universo..
N: Sono semplicemente molto più vecchia di te. Quando sei nata tu io ero già una persona matura.. invece tu ti sei ritrovata con questa meravigliosa creatura molto prima che fossi in grado di gestirla e senza un compagno che ti aiutasse.. tutto qui.
S: Ho pensato che potrei darle una figura maschile in cui credere.. magari Dio.. che ne dici?
N: Sono assolutamente contraria alle bugie, lo sai.. devi dirle la verità, al momento opportuno le dirai che non esiste nessun Dio, che Babbo Natale era una piacevole finzione di quando era bambina e che il padre l’abbandonò senza lasciare traccia di sé.
La donna anziana si volta verso la porta aperta sul giardino e sorride ai gridolini ebbri di gioia della bambina.
N: E poi sentila.. è così vispa, intelligente.. Per non parlare poi di quanto è curiosa!
S: Sì sì, come vuoi tu. Io so solo che l’altro giorno l’ho portata al parco naturalistico e non ha fatto altro che tirare sassi e maltrattare tutti gli animali che le capitavano sotto tiro.. non sai quante sberle le ho dato.. e niente! Metteva un attimo il broncio e due minuti dopo stava già con un altro sasso pronto.
N: Bé sta scoprendo solo ora che le regole si possono infrangere.. verrà il tempo in cui scoprirà che farlo, a volte, comporterà delle pericolose conseguenze..
S: È proprio questo il punto! Lei già lo sa che se fa qualcosa che non deve fare gli arriverà un bel ceffone..
N: Ma tu sei la mamma.. Non faresti mai del male a tua figlia.. e lei lo percepisce.
S: Quindi devo aspettare che qualcun altro gli restituisca il male che lei gli farà?
N: Per carità!.. Deve solo vedere che più verrà ritenuta consapevole delle conseguenze delle sue azioni e più le punizioni cui andrà incontro saranno pesanti.. ma saranno comunque tutte punizioni preannunciate che vengono da te, dall’alto, contro le quali è quasi inutile tentare di ribellarsi. Saranno delle punizioni, per così dire, inevitabili.. Devi solo aspettare che cresca un po’..
S: Lo spero davvero.. anche se ormai ha quasi nove anni.. pare che finito questo periodo sia impossibile insegnare qualcosa di nuovo ai bambini. L’infanzia è tutto.
Si sentono delle grida dal giardino, e poi la bambina corre dentro piangendo.
N: Cos’è successo, bella di nonna?
U: Stavo cercando di tirare fuori un gattino quando la mamma mi ha morso!
N: Che ti avevo detto io?
Umanità: Ma lo volevo soltanto prendere in braccio.
Storia: Pensavo di averle insegnato qualcosa in più..
Natura: Un passo alla volta figlia mia.. vedrai che capirà.
Dice la nonna, prendendo nuovamente in braccio la bambina.

E così saresti vegetariano?

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Sì, sono vegetariano da tanti anni ormai, e le discussioni sul cibo le conosco a memoria.

Come un esperto nel gioco degli scacchi, ne conosco tutte le aperture e tutte le varianti più famose: un vegetariano “di lunga data” possiede un elenco di risposte pronte che riutilizza ad ogni occasione, perché sono sempre le stesse obiezioni che gli vengono rivolte. Spesso, infatti, ad una discussione tra “erbivori” e “carnivori” si assiste ad un forte incalzare degli ultimi verso i primi, nel tenace tentativo di mostrare che anche i vegetariani, nel loro modo di vivere, tradiscono un’enorme incoerenza e ipocrisia di fondo: mangiare cibi di colore rosso (per i quali vengono uccisi miliardi di insetti della stessa famiglia delle coccinelle), possedere un casco da scooter con rifiniture in pelle (proveniente dall’uccisione di una mucca), utilizzare l’automobile per muoversi (contribuendo all’inquinamento globale), comprare oggetti high-tech di provenienza cinese (contribuendo allo sfruttamento degli operai sottopagati), eccetera.

La lista potrebbe continuare a lungo, anche per il più scrupoloso dei vegani (basta camminare in un prato per rendersi colpevoli della morte di svariate decine di innocenti formiche).

Di fronte a questa serie di obiezioni la maggior parte dei vegetariani fa finta di niente, convinta di parlare con l’ennesimo ignorante saccentone, che vuole mostrare loro che in fondo in fondo la loro scelta non vale un’acca.

Io invece sono profondamente convinto della correttezza delle obiezioni, e le condivido. Mi dispiace molto di essere costretto a utilizzare l’aereo per andare a trovare gli amici che abitano oltre la manica, e mi dispiace ancora di più constatare che nel mondo non c’è praticamente alternativa ai motori a benzina (la bicicletta va bene, ma solo per tratti di pochi chilometri). Senza parlare del dispiacere che provo quando scopro che tutti i componenti del mio costosissimo computer sono prodotti a prezzi da fame in una gigantesca fabbrica cinese, in cui il tasso di suicidio dei dipendenti è il più alto mai registrato all’interno di una singola azienda.

Le alternative sono due: o (1) ci si chiama fuori completamente dalle dinamiche della società contemporanea, o (2) si cerca di fare del proprio meglio.

Una persona può scegliere di chiamarsi fuori, e darsi all’eremitaggio: se ne va a vivere nella sua casa isolata, in campagna, senza energia elettrica, senza macchine a benzina, con le sue due galline ruspanti e la sua mucca da latte. É una possibilità, senza dubbio. Ma una scelta del genere in che modo si propaga? Una volta che il suo portatore fosse passato a miglior vita cosa resterebbe delle idee che ne muovevano le scelte? Solo un malridotto casolare da ristrutturare. Non rimarrebbe davvero nient’altro. Per definizione, un’eremita decide di slegarsi dalle dinamiche della società: da essa non vuole niente e niente sente di dovergli dare.

Molto più interessante è la vita di una persona che invece resta in mezzo agli altri, cosciente di tutti i limiti che accompagnano le sue scelte. Rimanendo cosciente dei propri limiti un vegetariano smetterà di sentirsi migliore di un non-vegetariano. La smetterà di pensare di appartenere ad una ristretta cerchia di eletti che si comportano in maniera davvero morale, a differenza di tutti gli altri che invece non lo fanno.

Quello che penso è che tra una persona “per bene” non-vegetariana e una persona “per bene” vegetariana la differenza sia solo di quantità, e non di qualità. Cioè non c’è nessuna demarcazione netta tra chi mangia carne e chi no: semplicemente i secondi hanno fatto un passo in più nella direzione che anche gli altri hanno intrapreso.

Tale direzione è quella che muove i passi di ognuno di noi, quotidianamente: cerchiamo di fare del nostro meglio, ovvero cerchiamo di vivere felici, sforzandoci di non arrecare danno agli altri con le nostre scelte.

Così si capisce finalmente perché è sbagliato che un vegetariano si senta “migliore” di un non-vegetariano in senso forte, definitivo. Si dovrebbe sentire migliore solo nella misura in cui anche il non-vegetariano si sente migliore di un convinto razzista, o di uno che per gioco maltratta gli animali: si cerca di evitare comportamenti che arrechino danno agli altri, persone o animali.

Inoltre mi preme di fare un’altra osservazione che trovo largamente condivisibile (e condivisa, appunto): più siamo responsabili diretti del bene/male che causiamo, più siamo buone/cattive persone. Mi spiego meglio: se faccio una buona azione “per sbaglio” nessuno fa di me un eroe, no? Così come se procuro danno a qualcuno per sbaglio, involontariamente, nessuno mi tratterà come un delinquente (a patto che gli ripaghi i danni). Allo stesso modo se una mia azione, come prendere l’autobus per andare a lavoro, comporta l’utilizzo di benzina, che comporta una sempre maggiore richiesta del prezioso oro nero, che a sua volta comporta una guerra in medio oriente da parte delle grandi aziende petrolifere che vogliono accaparrarsi i maggiori giacimenti… sì, sono colpevole, ma in maniera molto minore rispetto al tirare senza motivo un calcio ad un cane randagio. Quest’ultima azione infatti dipende da me in maniera diretta, e non alla fine di una lunga sequenza di cause-ed-effetti. Un altro esempio: per il mio lavoro è richiesto possedere un computer e TUTTE le aziende produttrici sfruttano gli operai a basso costo dei paesi in via di sviluppo… Sì, sono colpevole, ma molto meno rispetto a uno che va a fare turismo sessuale nelle stesse località dalle quali provengono i pezzi del mio computer.

Detto questo, aspetto con gioia il giorno in cui non sarò più costretto a sfruttare il mercato cinese per utilizzare un computer, il giorno in cui la pelle sarà bandita dai capi d’abbigliamento (con le pellicce siamo già a buon punto), il giorno in cui non ci saranno più formiche nei prati smetteranno di spacciarci il motore a scoppio come una buona invenzione, eccetera.

Nel frattempo faccio del mio meglio, senza bacchettare i miei amici non-vegetariani per una scelta che non hanno ancora fatto (o che non si sentono di dover fare): non faccio proselitismo e detesto chi lo fa, ma quando qualcuno che conosco mi dice che sta pensando di diventare vegetariano non posso che essere felice per lui e per me.

Infine un osservazione: nella maggior parte dei casi i non-vegetariani che si divertono a incalzarmi con le loro obiezioni, facendomi notare che sarei una specie di sognatore (ma potrei non essere l’unico – John Lennon), sono i primi che si sentono brave persone anche a causa del loro impegno nella raccolta differenziata. Perché, mi chiedo, la raccolta differenziata sarebbe meno utopistica della dieta vegetariana?

Qualcuno è un po’ più avanti e qualcuno è un po’ più indietro, ma è la stessa strada che percorriamo tutti, vegetariani e non.

Porto Dio

Fratelli e sorelle, Gesù è risorto.

E ha mandato me, a portarvi Dio.

[in foto, un giovanissimo Joseph Aloisius Ratzinger, alias Papa Benedetto XVI]

La foto è volutamente ritagliata: quella intera mostra il giovane prete con entrambe le mani  in avanti, durante la sacra messa.

Il fatto sul quale volevo concentrare l’attenzione è ben noto a tutti: si tratta cioè di aver presente che il più grande pregio della rete (la condivisione) è anche il suo più grande difetto! Appena troviamo una cosa che ci colpisce basta un semplice “click” sull’icona “share on facebook/twitter/etc” per dare inizio ad un vortice inarrestabile.

La cosa giusta da fare, quando si trova “qualcosa” che ci colpisce, è APPROFONDIRE: informarsi sull’attendibilità di quanto letto/visto, informarsi sulle fonti, informarsi sull’autore, pesare i pro e i contro… è doveroso capire che solo DOPO questa lenta operazione siamo giustificati dal condividere l’articolo (o la foto, o il video) che ci aveva colpito.

Fare questo, inoltre, ci aiuta a non prendere delle mostruose cantonate che finiscono col farci sembrare ridicoli agli occhi di ogni lettore attento (pensate all’immagine in apertura: se non avessi esplicitamente scritto che si tratta di un’immagine tagliata, quanti di voi si sarebbero accaniti sul tasto “share on facebook” ??)

Il fatto che poi il buon Benedetto XVI sia stato un fervente nazista si può difendere storicamente, ma NON con questa foto. Questa non è una prova (grazie a Eug per il suggerimento).